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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_10 - 15 marzo 2015

Quando i“bambela” del governicchio si dovevano sfrattare

ANGELINO NEGRI (Il Caffé del 15 marzo 2015)

Per il Mattino della domenica il governo cantonale è sempre stato un “governicchio”. E lo è tuttora nonostante al suo interno siedano due leghisti. Un termine spregiativo che tuttavia ha il profumo di un fiore rispetto agli insulti con i quali il settimanale della Lega è solito onorare i ministri: “5 bambela”, “cerebrolesi”, “5 pinguini”, “governo ladro” e via elencando.

A loro Giuliano Bignasca lancia un monito già il 17 novembre 1991: “La revoca del governo è un diritto. Bastano 15 mila firme per buttarlo giù attraverso una votazione popolare!”.

Il 26 aprile 1992 Flavio Maspoli titola: “Una decisione che si impone: revochiamo questo Governo”. Motivo? “Se il nostro movimento intende veramente combattere contro la partitocrazia e contro la politica clientelare deve (e sottolineiamo deve) tentare di revocare l’attuale Governo“.

Il 31 maggio 1992 si torna alla carica: bisogna “contrastare la politica anti-Lega praticata dal Consiglio di Stato, ma soprattutto, per mantenere le promesse fatte dalla Lega dei ticinesi, visto che il dialogo è pressoché impossibile, revochiamo il Governo!”

Insomma, pare proprio che i cinque consiglieri di Stato debbano mettersi il cuore in pace e prepararsi a tornare a casa. Tanto più che anche nell’Udc comincia a farsi strada l’idea che, tutto sommato, quel governo è meglio buttarlo giù. Raccogliere le 15 mila firme necessarie non sarà un gioco ma, unendo le forze, le speranze di riuscita aumentano.

La Lega ci ha abituati a mille capriole, d’accordo. Ma l’articolo di Giuliano Bignasca del 12 ottobre 2008 è un vero colpo di teatro, di quelli che lasciano platea e loggione stupiti e increduli. Titolo: “Firme contro il governicchio”. E continua: “Se l’Udc vuole imbarcarsi nell’avventura di revocare il Consiglio di Stato sappia che non spenderemo un centesimo per raccogliere una delle 15 mila firme necessarie!” C’è da restare allibiti. “L’Udc deve per prima cosa ricordarsi che al referendum contro i Bilaterali ha contribuito con poco più di mille firme sulle 14 mila raccolte in Ticino dalla Lega. Qui non si tratta di chiedere una legge sulla trasparenza. Si tratta di convincere i ticinesi a mettere la loro firma sotto una richiesta di revoca del Consiglio di Stato! Cosa leggermente diversa e, diciamolo pure, più impegnativa”.

Traduzione: sulla possibilità di revocare il governo non abbiamo mai creduto nemmeno noi. E ben si capisce: Flavio Maspoli il 2 luglio 2000 (quando lui e i suoi sbraitavano sulla revoca) scriveva: “Il consuntivo 1999 del Cantone è stato approvato e passa pertanto agli archivi; e gloria sia al consuntivo 1999, sopratutto perché da un’epoca le cifre nere erano state dimenticate ed anzi era sembrato che la vita di tutti noi si fosse trasformata nella riedizione del “lacrime e sangue” di churchilliana memoria. Onore, dunque, a Marina Masoni ed agli altri membri di quello che - ora anche a ragion veduta - è lecito considerare in corpore come il miglior Consiglio di Stato nell’ultimo mezzo secolo”.

(10 - continua)