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Rassegna stampa

La spirale della tolleranza - 11 marzo 2015

di Simonetta Caratti (La Regione dell’11 marzo 2015)

Lo scorso 14 dicembre, un iraniano, autoproclamatosi sceicco e predicatore, tenne in ostaggio 17 persone in una cioccolateria Lindt di Sydney per 16 ore. Fece una richiesta alla polizia: alcuni ostaggi in cambio della bandiera dello Stato Islamico. È nera con una scritta bianca in lingua araba, che dice: ‘Non c’è divinità se non Allah. Maometto è l’inviato di Allah’. Un simbolo religioso, in cambio di vite umane. Lo stesso giorno, dall’altra parte del pianeta: un imam, un prete indù, un rabbino, un pastore moravo, un monaco buddista, un prete cattolico… inauguravano a Berna la Casa delle religioni. Due istantanee, due modi opposti di vivere la religione: uno strumento di morte, uno germoglio di vita e tolleranza.

Preferiamo la seconda via, quindi siamo andati a visitare la nuova Casa delle religioni che mette vari culti sullo stesso piano (nessun credo è migliore dell’altro) ed è aperta a tutti, anche agli atei.

Una struttura in mattoni e vetro, che ospita sotto lo stesso tetto cinque luoghi di culto: una moschea, una chiesa ortodossa, un dergâh alevita, un centro buddista e un tempio indù.

Si dice sia unica al mondo: un luogo di coesistenza e di dialogo tra culture diverse.

Dietro a questo ‘miracolo’, ci sono soprattutto tre uomini di fede diversa (un prete moravo, un imam e un rabbino) che oltre dieci anni fa (quando il mondo fu scosso dall’11 settembre e si parlava di scontro tra civiltà) hanno condiviso un sogno: la convivenza pacifica tra le religioni.

Quel seme è germogliato. La strada non è stata facile. Tanto per fare un esempio, la reazione di uno dei primi funzionari bernesi, cui gli ideatori illustrarono l’idea, fu scoraggiante: «Questo progetto è superfluo e destinato a fallire». C’è voluto tempo, tanta volontà e determinazione, ma i risultati sono arrivati. Oggi Berna ha un laboratorio dove praticare il dialogo, dove costruire, giorno dopo giorno, la fiducia reciproca e la pace sociale, evitando così di far crescere pericolose cellule di morte dentro la pacifica svizzera. La sfida è alta, il lavoro lungo, i frutti, forse, li raccoglieranno le prossime generazioni: quegli studenti di prima media che oggi visitano la Casa delle religioni.

L’idea non è nuova. Già nell’antica Roma, l’imperatore Adriano fece costruire (nel 118 d.C.) il Pantheon, dedicato al culto di tutti gli dèi, di tutte le religioni dell’impero.

Ma oggi, più che mai, c’è bisogno di tolleranza, di dialogo tra religioni e culture diverse per superare pregiudizi e paure. Berna ha trovato la sua ricetta. Ma non è l’unica. A Brasilia, ad esempio, c’è il tempio della buona volontà (che calamita milioni di visitatori), dove un musulmano può pregare accanto all’ebreo, al cattolico, al buddista… anche all’ateo. Lo fa camminando lungo una spirale disegnata sul pavimento di granito, posta sotto una piramide di vetro, la cui punta rappresenta la congiunzione tra l’uomo e Dio (o qualsiasi forza superiore in cui si creda). Nella spirale, c’è una striscia scura che rappresenta il (difficile!) percorso alla ricerca di un punto d’equilibrio. L’altra, più chiara, parte dal centro: è il sentiero illuminato da valori spirituali raggiunti grazie al proprio sforzo. Per il suo fondatore, lo scrittore Paiva Netto, il tempio è «un rifugio dai tormenti dei sentimenti, dove dimenticare differenze religiose, ideologiche, politiche… perché ogni persona ha un dolore che non racconta a nessuno, dal più potente al più semplice degli uomini». Lungo la spirale della tolleranza siamo tutti uguali.