...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Io non sono un terrorista - 9 marzo 2015

 

di Dimal Beqa, studente al secondo anno della Scc di Bellinzona
(La Regione del 9 marzo 2015)

A poche ore dall’attentato di Parigi del 7 gennaio scorso, molti commentatori, forse per l’urgenza di trovare un senso, una spiegazione immediatamente rassicurante dell’accaduto, hanno citato il celebre articolo-fiume “La rabbia e l’orgoglio”, comparso per la prima volta sul ‘Corriere della Sera’ nel settembre 2001, all’indomani della caduta delle Twin Towers. In questo testo Oriana Fallaci attaccava aggressivamente tutti i musulmani e il mondo islamico; le sue posizioni infatti suscitarono molto scalpore in Italia e non solo. In quel settembre avevo pochi anni, oggi invece ho sentito il bisogno di capire che cosa ci fosse di così profetico nelle parole di una delle più citate o rinomate intellettuali italiane degli ultimi anni. Mi sono sentito male mentre leggevo, mi sono sentito offeso; ma “La rabbia e l’orgoglio” mi ha fatto anche riflettere molto sull’idea che alcuni occidentali possono avere sull’Islam, la mia religione. Sì, perché questa è la mia religione, la religione di tutti quei fedeli che pregano cinque volte al giorno e non toccano alcool, la religione di quelle persone a cui non piace che il proprio profeta e il proprio Dio vengano raffigurati, né rispettosamente né con intenti satirici. Questo non significa, come alcuni politici e alcuni maître à penser cercano di far credere, che l’Islam appartenga ai terroristi; cioè a persone che, con i mezzi a loro disposizione e l’ambizione più banale del mondo, vogliono conquistare potere, rafforzare la loro posizione grazie agli attentati contro l’Occidente. L’Islam è tutt’altra cosa, non è di chi, per proprio interesse, disonora la fede di più di un miliardo di persone, dicendo che tutto ciò che è stato fatto contro l’Occidente ha come scopo la difesa di Dio e del suo profeta Maometto. Not in my name, come ha detto Igiaba Scego (vedi ‘Internazionale’ del 7 gennaio), è uno slogan che mi appartiene ora più che mai, perché quando la scrittrice dice che attraverso l’attacco a ‘Charlie Hebdo’ “mi hanno dichiarato guerra”, raffigura perfettamente il pensiero di milioni di musulmani che si sentono infangati dagli atti terroristici, ma anche da tutti coloro i quali strumentalizzano quei gesti per assimilare fedeli e violenti. È proprio questa mancata distinzione che caratterizza lo scritto di Oriana Fallaci. Mi ha fatto male leggere frasi come: tutti i musulmani rifugiati in Italia devono essere rimandati a casa loro a calci nel sedere, i musulmani sono tutti terroristi, nella loro storia non hanno inventato nulla. Forse ha esagerato con le parole, forse, come hanno detto alcuni, la malattia che la stava perseguitando già da un po’ le aveva allentato i freni della ragione, oppure, più semplicemente, vivendo a New York da diverso tempo aveva preso la questione molto a cuore. È sempre possibile cercare di difendere l’indifendibile, si tratta in ogni casi di qualcuno che, secondo me senza valutare le conseguenze, ha vomitato rabbia e odio nei confronti dell’Islam. Indistintamente. Il problema principale, per buona pace della Fallaci, è che ci sono molte persone che la pensano come lei, persone a cui il suo scritto, lo vediamo proprio in queste settimane, ha dato voce e autorevolezza. Come quando sfrutta il proprio credito e la propria fama per esortare i propri concittadini: “E a loro dico: sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente cioè di apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione)”. In poche parole, la scrittrice crede di non essere razzista, pensa che questa parola sia impropria perché il discorso verte su una religione e non su una razza. Io credo invece che per lei, per tutti coloro che assumono una generalizzazione come verità, questa sia la parola che più si addice. Quando una persona si scaglia così aggressivamente contro più di un miliardo di fedeli per colpa di qualche terrorista, quando dice che chi è musulmano non deve avere nessun contatto con l’Occidente perché il nostro unico desiderio è di conquistarlo, come devo definirla? Non è accettabile, sono pieno di rabbia, sono abbattuto dalla delusione. Dal mio punto di vista, ciò che sta succedendo oggi non è una guerra santa, non è una crociata al contrario, ma un tentativo di impaurire l’Occidente, di intimidire e indebolire chi crede nella tolleranza e nella convivenza tra diversi.

Perché Allah e la religione musulmana, come i cristiani, gli ebrei e tutte le altre religioni, hanno come fondamento l’idea di pace e fratellanza. Questo, secondo me, è il messaggio intorno a cui tutti dobbiamo stringerci, l’idea che può e deve salvare le nostre vite. Io non sono un terrorista, sono un musulmano, uno studente della Scc, un cittadino, un amico, un figlio, un fratello, mi credete?