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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_9 - 8 marzo 2015

Svizzeri sì, ma a corrente alternata tra patriottismo e secessione

ANGELINO NEGRI (Il Caffé del 8 marzo 2015)

“Quello degli asilanti ‘selvaggi’ è un problema che va risolto. Alla domanda se per raggiungere risultati sia necessario militarizzare il territorio ci sentiamo di rispondere con un ‘no’ categorico”. Lo scrive Fml sul Mattino del 10 febbraio 1991. E Norman Gobbi su quello del 29 luglio 2012: considerato il numero dei “richiedenti l’asilo dediti ad attività criminali” nelle prossime settimana “al Dipartimento della difesa, diretto da Ueli Maurer, chiederemo supporto per rafforzare la sorveglianza lungo in confini e l’appoggio di militi della Polizia militare per coprire alcune zone del nostro Cantone”.

Però l’esercito costa. Il 13 gennaio 1991, illustrando il programma per le elezioni federali, viene messa in evidenza la necessità di attuare una “riduzione progressiva e sostanziale delle spese militari.” Ma attenzione, perché l’esercito è sacro. Iris Canonica, 22 gennaio 2014: “La nostra associazione (‘Libertà e valori’, di cui è vicepresidente, ndr) si impegna affinché l’esercito di milizia continui a disporre dei mezzi necessari per svolgere il proprio compito, attribuitogli dalle istanze politiche”. Lo afferma criticando la decisione del parlamento federale di sottoscrivere la convenzione internazionale per l’abolizione delle micidiali bombe a grappolo. Bombe “pericolose per la popolazione civile se usate a scopo offensivo. Ma la Svizzera, essendo neutrale, utilizzerebbe se del caso queste armi solo per autodifesa e non certo per scaricarle su nazioni straniere”. Gli fa eco Lorenzo Quadri lamentandosi che per colpa di questa decisione la “Confederazione dovrà distruggere munizioni costate circa 700 milioni di franchi”.

Il 27 agosto 2008 Giuliano Bignasca sostiene che “a difendere la Svizzera siamo rimasti pochi. Ci troviamo a festeggiare il natale della Patria invasi dagli stranieri, con un Consiglio federale di venduti, calabraghe e quaraquaquà e un governicchio cantonale di 5 bambela”. Una Svizzera che lui chiama “Patria e non solo Paese e Nazione, perché noi la Svizzera la amiamo e la rispettiamo” (31 luglio 1994).

Un amore così grande fa però a pugni con espressioni di ben altra natura. “Messaggio ai 7 fuchi di Berna: Gargamella Merz, Oca Leuthard, Dimitri Calmy-Rey, Napoleone Couchepin, Psycho Leuenberger e compagnia brutta!!! Fuori immediatamente il conto di quanto ci rubate annualmente, o vi ritrovate con una bella dogana ad Airolo! Secessione!!!” (Giuliano Bignasca 2 luglio 2008). “Se i balivi pensano davvero di chiudere il Gottardo per tre anni, è la volta buona che facciamo la Secessione dalla Konfederella!!” (19 dicembre 2010). E il 12 marzo 2011: “Sia chiara una cosa: se davvero i balivi di Berna sono così scriteriati da pensare che sia possibile tagliar fuori il Ticino per tre anni dal resto della Svizzera, in Ticino ci sarà una rivolta popolare in stile nordafricano e il Ticino secessionerà dalla Svizzera!!”

Insomma, Svizzeri… a corrente alternata. (9 - continua)