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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_8 - 1 marzo 2015

Il dietrofront per regolare la prostituzione, ma Bignasca diceva che...

ANGELINO NEGRI (8 - continua) (Il Caffé del 1 marzo 2015)

”Ripristiniamo i bordelli, apriamo i Coffe shop come ad Amsterdam!!”. Lo scrive Giuliano Bignasca il 20 gennaio 2005. Anche perché, titola, “Senza lucciole alberghi in crisi” (8 maggio 2005). Se gli investimenti per gli hotel non potranno essere finanziati con clientela turistica “non resterà che l’imbarazzo della scelta tra la chiusura e la riconversione in lupanari che, senza ombra di moralismo e senza voler offendere nessuno, continuiamo a ritenere una delle poche attività turistiche redditizie che si possano promuovere in Ticino!”

E dire che il 13 aprile 1997 scriveva: “È sotto gli occhi di tutti cosa ha prodotto la politica lassista delle autorità italiane che si sono ritrovare il racket albanese e slavo della prostituzione. Quindi ci attendiamo che le autorità ticinesi intervengano tempestivamente per bloccare l’insorgere anche da noi di fenomeni simili e che sorveglino e tamponino con decisione la frontiera”. Salvo poi affermare (5 maggio 2005): “Prostituzione in Ticino: basta caccia alle streghe. Si faccia una legge che autorizzi ad esercitare anche le ragazze straniere”

Le autorità invocate dal Mattino in effetti si muovono. Si moltiplicano le perquisizioni nei locali equivoci, si espellono molte poveracce (straniere) costrette a lavorare senza alcun permesso. Apriti cielo! Bignasca non ci sta. D’accordo, ne aveva chiesto l’intervento. Ma c’è modo e modo per farlo. Il 22 febbraio 1998 tuona: “Mammaloturk (traduzione: Alex Pedrazzini, allora Consigliere di Stato) vuole le troie sulla strada?”

Il fatto è che tra le molte perquisizioni fatte, c’era anche quella de “Il Gabbiano”, un albergo appartenente proprio a Giuliano Bignasca, trasformato in postribolo. Lui però ha la giustificazione pronta: l’albergo lo ha “affittato ad un privato cittadino per una somma mensile fissa appena sufficiente per remunerare il capitale investito. Questo privato cittadino affitta a sua volta le camere a queste ragazze a un prezzo normalissimo. Per cui non si cerchi di dimostrare lo sfruttamento della prostituzione dove non esiste”. E dalla difesa passa all’attacco: “E già che avete controllato, chi erano i due pipidini Doc sorpresi nella retata???“

Ora al dipartimento Istituzioni c’è Norman Gobbi. Lui la legge sulla prostituzione vuole modificarla. Obiettivi: disciplinare l’attività delle prostitute; proteggerle dallo sfruttamento e dalla violenza; stabilire un regime “autorizzativo” per l’esercizio della prostituzione e per la gestione dei locali erotici; creare una base legale per permettere alla polizia di ispezionare i locali senza avere a disposizione un mandato da parte del Ministero pubblico (24 gennaio 2013). Ma Gobbi avrà letto il Mattino del 21 gennaio 2008? ”Fra pochi mesi il Gran Consiglio discuterà anche la legge sulla prostituzione. Leggi, leggi e ancora leggi! Ma adesso ne abbiamo pieni i coglioni! D’ora in poi la Lega non è più disposta a legiferare su nulla”.

Capiterà che si mettano d’accordo, almeno una volta?