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Rassegna stampa

La Piazza rivela - 25 febbraio 2015

di Matteo Caratti (La Regione Ticino del 25 febbraio 2015)

Nel giro di pochi mesi siamo alla terza manifestazione di Piazza. Lo scorso ottobre si è manifestato per la preminenza del diritto all’istruzione, cioè del diritto di far frequentare la scuola a minorenni, anche se stranieri. Tre mesi dopo è stata la volta della difesa del diritto di satira, messo a dura prova dalla carneficina di Parigi. Sabato sarà per la difesa dei lavoratori.

Queste manifestazioni hanno in comune la lotta a favore di alcuni diritti fondamentali: il diritto all’istruzione, che deve valere anche per degli invisibili; il diritto alla satira e a poter esprimere le proprie opinioni, che non può venir messo a tacere a colpi di mitra; il diritto al lavoro e a una giusta retribuzione, che è la premessa affinché si possa vivere dignitosamente e progredire.

L’esigenza di ritrovarsi in Piazza – la scriviamo volutamente maiuscolo, onorando il diritto democratico di manifestare – così tante volte in così poco tempo, è segno che i conflitti stanno intensificandosi anche da noi. Conflitti che, spesso, vengono strumentalizzati per far avvalorare la tesi che taluni sacrosanti diritti debbano valere solo per chi ha il passaporto rossocrociato, mentre che per gli altri possono essere considerati semplici optional. L’esempio lampante ci viene ora dalla lettura che il partito di maggioranza relativa, nell’indifferenza generale, ha fatto domenica con un fotomontaggio sul suo settimanale, dei motivi che hanno spinto i socialisti a indire la manifestazione di sabato, ossia scendere in Piazza a favore del diritto al lavoro.

La strumentalizzazione è massima. La Lega vuol far credere che il Ps desidera difendere solo i lavoratori frontalieri, fregandosene invece di fatto dei nostri. La verità è invece un’altra: il diritto a un lavoro degno lo si difende in quanto tale e nell’interesse di tutti. E difendendolo nel suo insieme: per chi ha il passaporto svizzero e qui vive; per chi qui risiede, ma è straniero; e per chi va e viene da fuori, a seconda delle esigenze del nostro mercato e corrispondendo al lavoratore un giusto salario. Solo così si permette al nostro cantone di non retrocedere nel suo insieme. Cercare invece di dividere, facendo credere che si devono tutelare solo i nostri e lasciare al loro destino i lavoratori frontalieri, è solo un tentativo mal riuscito della Lega per cercare di far dimenticare la sua più grossa bugia. Quale? Quella detta nella campagna elettorale di 4 anni fa quando prometteva che col voto al partito leghista, i frontalieri sarebbero diminuiti. Falso! La verità la conoscono tutti: i discepoli del Nano i voti (tanti) li hanno ricevuti, ma i frontalieri, anziché dimezzarsi, sono raddoppiati e hanno preso anche il posto, perché più convenienti, di taluni ticinesi. E, se ora diminuiranno, non sarà merito loro, ma della crisi di colpo apertasi dopo l’abbandono del cambio fisso. In via Monte Boglia ora non sapendo però più che pesci pigliare, cercano di far credere che i socialisti non sono intenzionati a fare gli interessi del mondo del lavoro nostrano. Interesse che invece lo si fa, solo se si tengono il più possibile intatte le condizioni di lavoro per tutti. Perché, se iniziano a sgretolarsi per i frontalieri, poi toccherà agli altri, ossia a noi. È già successo!

Un’ultima osservazione: confrontati a scioperi e manifestazioni di Piazza è necessario che dietro le quinte di ditte in difficoltà si svolgano negoziati fra persone responsabili e intelligenti che davvero conoscano l’humus economico nel quale è radicata una ditta e capiscano dove la corda rischia di rompersi. L’obiettivo comune è uno solo: tenere in Ticino i posti di lavoro di qualità. Le vittorie di Pirro, padronali o sindacali che siano, non servono a nessuno.