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Rassegna stampa

Le menzogne del Mattino - 10 febbraio 2015

di Natalia Ferrara Micocci (Corriere del Ticino del 10 febbraio 2015)

Il «Mattino della Domenica» dell’8 febbraio mi accusa di avere, quando ero procuratrice pubblica, sostanzialmente «chiuso un occhio» su un imputato per ragioni legate alla sua appartenenza politica. Se l’avessi fatto, sarebbe stato gravissimo, ma, ovviamente così non è. Sostenere – a torto – che non ho adempiuto al mio dovere è diffamatorio nei miei confronti e, indirettamente, anche offensivo verso il Ministero pubblico come istituzione. Chissà, al proposito, cosa ne pensa il capo appunto del Dipartimento delle istituzioni, l’on. Norman Gobbi. Ovviamente, non posso replicare alle bugie leghiste, non posso esprimermi sulle inchieste penali che ho diretto: se lo facessi, commetterei un reato. Il «Mattino» lo sa e ne approfitta, infatti non è la prima volta che pubblica simili accuse, e, come d’uso, con un coraggio davvero «maschio» si nasconde dietro ad un articolo non firmato. Al «Mattino» e al suo partito di riferimento dico solo: smettetela di mentire. Alla menzogna, e non solo in mio danno, voi siete abituati, ma non crediate di poter continuare impunemente. Io sono solo una giovane donna, una ex magistrata candidata al Consiglio di Stato, con le mie qualità e i miei difetti, come tutti.

Ma di due cose sono sicura: che di questi metodi non ho paura e, soprattutto, che c’è un grande Ticino, quello che lavora, educa, cura, assiste, studia, fatica e intraprende, che è stufo delle violenze verbali vostre e di quelli che vi imitano.

Il «Mattino», forse per rafforzare le sue illazioni diffamatorie, ironizza e offende anche sulle mie origini familiari, italiane.

A parte che delle mie origini, così come del passaporto svizzero, sono fiera, non credo che le decine di migliaia di ticinesi di origini italiane, e non solo, apprezzeranno. Spero, anzi, che ne terranno conto al momento del voto. Da nessuna parte, in Svizzera, si rinfacciano ad un candidato le sue origini. In Ticino sì, purtroppo, e anzi questa è una costante del frasario leghista. Era così già quando ricoprivo la carica di municipale a Stabio e la domenica mi apostrofavano «la quasi svizzera». Che tristezza. Ma manca poco, spero, al momento nel quale le ticinesi e i ticinesi diranno basta a questi attacchi, perché senza rispetto per le persone, non c’è neanche rispetto per il Paese. Ricordiamocelo il prossimo 19 aprile.

Natalia Ferrara Micocci, Stabio, avvocato