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Rassegna stampa

La Lega non é fatta per governare - 10 febbraio 2015

di Beat Allenbach (Corriere del Ticino del 10 febbraio 2015)

Un po’ mi ha sorpreso l’articolo che Norman Gobbi, consigliere di Stato della Lega, ha scritto su questo giornale il 24 gennaio. Il capo del Dipartimento delle istituzioni in quello scritto deplora vivamente che «il rispetto delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società». Lamenta inoltre che negli «ultimi anni si è purtroppo assistito a un aumento degli episodi di violenza, sia fisica che verbale, nei confronti degli agenti di polizia». Ma Gobbi non fa parte di quel movimento che continuamente ridicolizza le nostre istituzioni, spesso anche la giustizia, soprattutto in quelle occasioni in cui Giuliano Bignasca, il defunto padrone della Lega, veniva condannato: egli si era presentato in tribunale, anni fa, perfino vestito da postino.

La violenza verbale è pure frequente negli attacchi a persone che la pensano diversamente della Lega, ma anche verso i richiedenti l’asilo, verso gli italiani, l’Italia e l’Europa sul giornale del movimento, «Il Mattino della domenica». Gobbi era molto legato a Bignasca e non prese le distanze dal suo sostenitore. Adesso, in quanto consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni è suo compito di difenderle. Voglio presumere che sia un ripensamento autentico, tuttavia mi domando perché non chiede la pubblicazione di questo articolo pure sul «Mattino»? Inoltre la maleducazione e la violenza verbale non si possono fustigare unicamente se sono dirette contro la polizia, ma anche se sono toccate altre nostre istituzioni o dei semplici cittadini, degli impiegati del settore pubblico, dei politici. Perciò sarebbe interessante vedere come i lettori del «Mattino» reagirebbero alla parole del loro consigliere di Stato.

Assumendo responsabilità in un Esecutivo gli esponenti della Lega pronunciano delle frasi che prima non avevano dette. Un esempio è il bel discorso di Marco Borradori che illustrava l’importanza di sostenere i diritti umani. È vero che all’apertura del primo «Festival Diritti Umani Lugano» nel settembre dell’anno scorso Borradori ha parlato in quanto sindaco di Lugano. Si sarebbe potuto accontentare, però, di un discorso di convenienza. Invece ha pronunciato un acceso appello per l’applicazione dei diritti umani, ha lodato le iniziative svizzere in diversi paesi fragili in favore della pace, ha auspicato l’educazione dei «giovani alla libertà, alla giustizia, al rispetto della diversità e della tolleranza». Non voglio metter in dubbio la sincerità del sindaco di Lugano, tuttavia mi domando perché non l’abbia fatto pubblicare sul «Mattino» o perché non parli nello stesso modo in un raduno del suo movimento.

È inevitabile, però, che un leghista, eletto in un Esecutivo, prenda o sostenga delle decisioni che sono in contrasto con il programma o le direttive del suo movimento. Un leghista, responsabile delle finanze di Lugano, spalleggiato dal sindaco leghista, aumenta per esempio sensibilmente il moltiplicatore. Un altro leghista, il già citato Norman Gobbi, responsabile nel Cantone delle istituzioni e quindi della polizia, chiede l’aumento del numero degli agenti di polizia e per aumentare la sicurezza sulle strade l’uso anche di un nuovo radar, alla cui distruzione il defunto Bignasca aveva invitato i suo seguaci. Nel frattempo molti ticinesi si sono accorti che i decaloghi e le richieste della Lega vanno bene per un movimento d’opposizione, ma non sono adeguati per un partito di governo, tanto meno se dispone della maggioranza relativa e dovrebbe essere la forza propulsiva in governo.

Quello che caratterizzava per parecchio tempo i governi cantonali, pure quello federale e i relativi partiti di governo, era la disponibilità a prendere conoscenza delle proposte dei diversi gruppi, di esaminarli e giungere insieme ad un progetto che non soddisfaceva nessuno interamente, ma che era pur sempre accettabile, forse a denti stretti. Questi compromessi hanno il vantaggio che rappresentano delle soluzioni spesso con dei benefici per buona parte della popolazione. Questo sistema alla Lega non piace. È lei che ha le soluzioni giuste. Tuttavia se tutti vedono solo il loro progetto e tutti si vogliono mettere in evidenza davanti alla popolazione, non si va lontano – come si è visto in questa legislatura. Il modo di fare politica della Lega – il «Mattino» insegna – non è adeguato per il Ticino. Si può quindi sperare che questo movimento non si confermi quale partito più forte in Governo.