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Rassegna stampa

La politica recuperi dignità di linguaggio - 5 febbraio 2015

di Abbondio Adobati, già membro del Gran Consiglio (La Regione del 5 febbraio 2015)

Sulla stampa del Ticino è ripresa con una certa frequenza la denuncia riguardo all’uso aggressivo dell’esprimersi. Si tratta di un buon segnale. La pessima abitudine non è solo del linguaggio politico. Tocca purtroppo anche il modo di comunicare attraverso i canali informatici. Ne sono protagonisti giovani e meno giovani, con persino lo scambio di minacce. Non è che sia così per tutti. Anzi, è così solo per una minoranza, sia di giovani, sia di adulti, sia di politici. Fermandoci alla politica, possiamo se non altro rallegrarci di non aver raggiunto da noi, i limiti che dequalificano il confronto politico in Italia, dove la volgarità e l’insulto, praticati giorno dopo giorno da certuni, persino dai banchi del parlamento, inducono al disgusto. Comunque pure in Ticino non mancano casi indubbiamente gravi. Ne rende conto il significato editoriale del direttore Matteo Caratti sulla ‘Regione’ di mercoledì 28 gennaio. Si deve reagire, ma sconsolatamente occorre prendere nel contempo atto che il sistema a non pochi piace. Vero è che proponendosi in quel modo, pure in Svizzera qualche beneficio a livello di numero di schede lo si è ottenuto. Perciò, siccome i voti non si pesano ma si contano, c’è da ritenere che il metodo sia destinato a continuare. Potrebbe nondimeno darsi che la nausea faccia il suo effetto e che già dalle elezioni cantonali del prossimo 19 aprile giungano indicazioni diverse. Il linguaggio della politica fu ben altro quando il confronto era animato da quanti, con ricchezza d’argomenti, sapevano sfidarsi, non con l’arroganza, bensì con l’eleganza verbale. All’inizio della mia presenza in Gran Consiglio, ebbi il piacere di conoscere deputati che nell’ascoltarli si provava vero diletto, indipendentemente dal condividere o dal non condividere ciò per cui argomentavano. Quei deputati cercavano di convincere usando la parola con maestria, attingendo con arguzia al loro sapere umanistico. Certo oggi i temi sono diversi, sono temi impregnati di tecnicismo e forse la lingua per affrontarli non potrebbe essere quella di una volta. Non metterei comunque troppo in disparte quanto sosteneva Socrate e che cioè “l’arte della parola è creatrice di persuasione”. In politica c’è chi giustifica l’uso arrogante dell’esprimersi, dicendo che la politica non è il luogo della correttezza e che di conseguenza non v’è da scandalizzarsi per il ricorso alla provocazione. Eh già, la politica… la politica! Non mancano di sicuro gli esempi di chi si copre con la politica per farne di tutti i colori. Questo però nulla toglie al fatto che la politica sia il solo sistema che rende democratica la vita collettiva. Senza la politica, senza il confronto delle idee, reso possibile dai partiti, non esiste libertà. Proprio per tale sua funzione, la politica dovrebbe evitare e non praticare la violenza verbale, nella consapevolezza di come la violenza verbale sia progenitrice di altre violenze, di cui l’odierna società riempie le cronache. Il confronto elettorale che ci sta accompagnando verso l’imminente rinnovo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio, dà l’opportunità alle elettrici e agli elettori di farsi un giudizio anche tenendo conto di come candidati e partiti si qualificano per dialettica politica. Irrisioni, scherno, verbosità, slogan, promesse buttate là, insinuazioni, raggiri di parole per vendere l’invendibile, oppure discorsi articolati, coerenti con la complessa realtà cui siamo messi a confronto?