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Rassegna stampa

Due poltrone per troppi - 5 febbraio 2015

di Matteo Caratti (La Regione del 5 febbraio 2015)

I partiti maggiori, per intenderci quelli con particolari chance, hanno presentato programmi e liste. Il messaggio che ne ha accomunati almeno tre di loro è stato ‘la doppietta in governo’. Dai liberali radicali, dopo un quadriennio di astinenza dietro la ‘sola’ Laura Sadis; alla Lega che mira a riconfermare la maggioranza relativa con la coppia Zali-Gobbi; al Ppd che pare aver nuovamente rispolverato lo slogan dei tempi che furono con l’Alex+1. Anche se non si sa bene a chi potrebbe toccare, se del caso, il +1 fra Paolo (Beltraminelli) e Fabio (Regazzi). La strategia del Ppd, che vanta una buona lista con personalità profilate e conosciute, capaci di mobilitare in particolare l’economia (Regazzi), i sindacati (Fonio) e la gente (Dadò), senza dimenticare il lottatore uscente ‘Beltra’ perennemente col sorriso sulle labbra e connesso in rete, oltre al tocco rosa della signora Gendotti, sarà in grado di raccogliere parecchi consensi personali. Preferenziali che, però, difficilmente aiuteranno il partito di Jelmini a ridecollare tanto da tornare ai tempi gloriosi di due seggi in governo. Su questo anche gli azzurri più ottimisti sono concordi. Se il Ppd punta sul messaggio del +1 lo fa per mobilitare, per porre l’asticella il più in alto possibile e non rimanere schiacciato in un angolo, come avvenne con le ultime cantonali e poi con le municipali di Lugano, quando la contesa fu ‘solo’ fra liberali (Giorgio Giudici) e leghisti (Marco Borradori).

Di fatto, quindi, la lotta per il secondo seggio in governo sarà ancora una volta fra il partito di Cattaneo e il movimento di Bignasca (fratello). Una lotta all’ultima scheda che solo nelle prossime settimane entrerà nel vivo. Intanto possiamo già dire che, dal punto di vista delle capacità comunicative e della presenza mediatica, la Lega sa essere più efficace. In primo luogo perché parte all’attacco coi due uscenti, che hanno molte possibilità di apparire sui mass media spiegando anche solo quello che stanno facendo. In casa liberale questa possibilità è data solo in parte al capogruppo Christian Vitta e al municipale Michele Bertini.

A ciò si aggiunge la questione dell’incisività del messaggio politico. Ci spieghiamo: da qualche tempo ormai ha buone possibilità di esistere, quindi di apparire e di attirare voti, chi sa associare la propria persona a un determinato messaggio politico. Zali e Gobbi lo sanno bene e per questo hanno condotto le danze all’interno della Lega, con la sterzata (e la spolverata di verde) data al programma del carroccio nostrano con l’arrivo in governo del giudice anti-colonne. Questa personificazione della politica, volenti o nolenti, fa breccia. Così è stato a livello nazionale con i successi dell’Udc di Blocher e, a livello cantonale, con il Plr che fu di Marina Masoni e con la Lega che fu di Giuliano Bignasca. In questo solco si era mosso anche Michele Barra impersonificando da subito il suo impegno con la lotta ai padroncini. Zali, come detto, con la questione del traffico nel Mendrisiotto, non è stato da meno, anche se la sua fede pro Gottardo-bis qualche dubbio lo dovrebbe far sorgere.

Ecco quindi che, nella lotta all’ultima scheda fra liberali e Lega, potrebbe fare la differenza la capacità dei duellanti nell’identificarsi con temi molto concreti, anche dell’ultima ora. Un esempio: la nuova stagione di incertezze dopo l’abbandono della soglia minima franco/ euro, che preoccupa i cittadini che iniziano a vedere i primi casi di tagli di stipendio per salvare talune aziende. Inizio di una nuova era con salari sempre più light? E i prezzi? E i cartelli? La salvaguardia del potere di acquisto dei lavoratori, ecco un tema politico forte e forse decisivo per la campagna di aprile. Chi lo acchiappa per primo?