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Rassegna stampa

Lettera aperta a Norman Gobbi - 4 febbraio 2015

Lettera aperta a Norman Gobbi

di Fabio Contestabile (Corriere del Ticino del 4 febbraio 2015)

Lettera aperta a Norman Gobbi. Signor consigliere di Stato, ma lei non ha niente di meglio da fare? E mi riferisco al suo scritto pubblicato il 24 gennaio sul «Corriere del Ticino» a pagina 4. In quelle righe – e con trita retorica da operetta – lei parla di «fatti che sono di gravità estrema e [che] dimostrano come il rispetto delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società, di «sintomo di un mutamento dei valori nella nostra società oltre che di un degrado sociale non tollerabile in uno Stato democratico», di «fenomeno allarmante che le autorità sono chiamate a combattere». E perché tanto fervore? Perché agenti della nostra (brava) polizia sono stati bersaglio di un paio di manipoli di irresponsabili alticci. (Non mi fraintenda: le reazioni violente verso agenti di sicurezza sono da deplorare, va da sé. Ma bisognerebbe comunque anche tenere conto che le «forze dell’ordine», dovendo per mestiere portare, appunto, ordine laddove ordine non c’è, un minimo di violenza possono aspettarselo). Si rende conto del carattere del tutto eccezionale dei fatti su cui lei basa tutta la sua tiritera autoincensante? Quasi che in Ticino si stia toccando il fondo della civiltà perché una decina, una ventina di teste calde debitamente imbevute di alcool ha dato (troppo) da fare ai nostri agenti. Non le sembra un po’ eccessivo per parlare di decadenza dei costumi? E da che pulpito, poi! Perché invece di perder tempo – tempo da noi tutti pagato – con tali questioni (che sono, se Dio vuole, marginali) non si dà da fare con quelli che da anni hanno trascinato nel fango la politica, svilito in modo indicibile il confronto civile, riempito le pagine del «suo» settimanale di volgarità oltre che di menzogne, ignobili attacchi personali, e sto parlando di molti dei responsabili del suo partito, se ancora non l’avesse capito? Perché non spende le sue energie nel combattere reati ben più diffusi e pericolosi (per l’etica oltre che per il borsino) quali le truffe finanziarie (vedi i due paginoni che sul CdT precedono – con un vago e involontario effetto tragicomico – il suo intervento)? Perché non se la prende con i suoi colleghi di partito che promettono una cosa e ne fanno un’altra (vedi le strane assunzioni di stranieri del Comune di Lugano, a pagina 11, sempre dello stesso numero del CdT) oppure che vanno ad accogliere una consigliera federale con fischietti e uova marce «che c’è da vergognarsi» (a pagina 8, intervista a Bignasca)? Signor Gobbi, la polizia che conosco io, il suo dovere lo fa, eccome, ed ha tutto il sostegno e il rispetto della popolazione. Ma una cosa credo non gradiscono di certo i nostri agenti: fare da piedistallo per il peso d’un politico – direttore di dipartimento – a corto di idee e che ritiene prioritaria la lotta alle scritte sui muri.