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Rassegna stampa

Il giorno della memoria oggi_b - 28 gennaio 2015

John Noseda e Paolo Bernasconi spiegano i diritti umani al liceo di Mendrisio

di Elisa Grandi (La Regione del 28 gennaio 2015)

Una conferenza per sensibilizzare gli allievi sulla violazione dei diritti umani: da Auschwitz ai giorni nostri, un problema che persiste

In occasione del ‘Giorno della memoria’, il liceo di Mendrisio ha organizzato ieri un incontro culturale per le classi seconde. I relatori, Paolo Bernasconi , avvocato e membro della Sezione Svizzera Human Rights Watch, e John Noseda , procuratore generale, hanno tenuto una conferenza sui diritti umani e sull’immigrazione, proponendo la proiezione del documentario ‘Chasseurs de crimes’, dal quale si è poi aperta la discussione. L’incontro era mirato a soffermarsi sui cosiddetti ‘tempi bui’ dell’umanità, ai quali, erroneamente, si pone una fine con la chiusura definitiva dei campi di concentramento dopo l’entrata dell’Armata Rossa ad Auschwitz. Noseda e Bernasconi hanno sottolineato che il problema della violazione dei diritti umani resta attuale e ci riguarda, ed è persistito nel corso dei 70 anni che ci separano dalla liberazione del 27 gennaio 1945. Perché dedicare un giorno della memoria a questo capitolo della storia per non dimenticare il supplizio imposto a ebrei, rom, omosessuali e prigionieri politici nel corso della Seconda guerra mondiale? Bernasconi ha risposto che ciò che ha reso i crimini del Regime indelebili è stata l’idea della ‘soluzione finale’, che prevedeva lo sterminio di un’intera etnia. L’invito dei relatori è stato di considerare che violazioni simili a quelle dei campi di concentramento continuano ad avvenire, come è successo nella guerra dei Balcani, in Sri Lanka o nel Sud del Sudan, e che non è il numero di vittime a fare la differenza, sono le singole storie. Essendo il Ticino un’area di confine, molti furono i Giusti che offrirono un luogo sicuro agli ebrei in fuga. Un altro esempio è il comandante di polizia di San Gallo, Paul Grüninger, che nonostante le istruzioni generali sul flusso degli stranieri e quindi sul respingimento degli ebrei, infranse i suoi doveri perché posto di fronte a un valore maggiore: la pietà. Lo stesso vale per la marina italiana oggi, che raccoglie i barconi di emigranti clandestini sebbene sia un’infrazione della legge.

Dal Corno d’Africa alla Svizzera

La riflessione sui diritti umani è strettamente collegata ai fenomeni migratori: la violazione dei diritti inalienabili, ricorda Noseda, è spesso compagna di viaggio di chi emigra. Il procuratore ha recentemente assistito al processo a un rifugiato del Corno d’Africa che ha raccontato il suo viaggio verso la Svizzera. L’attraversamento del Sahara, l’arrivo sulla costa del Mediterraneo e una scelta: il pagamento di 1’000 dollari per un viaggio verso la libertà in condizioni disperate, la reclusione in lager ai margini del deserto o l’internamento in uno degli ‘ospedali’ che si occupano del commercio illegale di organi. Tutto tramite l’attività clandestina dei ‘passatori’. Il documentario presentato agli allievi tratta l’attività dell’associazione non governativa Trial (Track Impunity Always) di Ginevra, che si impegna nella raccolta di prove contro violazioni dei diritti che sono poi sottoposte all’autorità svizzera. ‘Chasseurs de crimes’ volge l’attenzione a un altro tipo di rifugiati: criminali di guerra che migrano in Svizzera per sfuggire al proprio governo. Nonostante gli atti siano stati commessi nel Paese d’origine, da noi i criminali ricevono tuttavia una «risposta di civiltà», ha affermato il Procuratore, con un processo normale e giudici imparziali, perché «è con una risposta di giustizia che si reagisce all’ingiustizia». Succede che le prove non siano sufficienti per mobilitare le autorità. «Gli strumenti disponibili sono quelli del diritto e non della forza, ma non per questo si rinuncia», ha dichiarato Bernasconi.