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Rassegna stampa

Tutte le contraddizioni della Lega - 18 gennaio 2015

Tutte le contraddizioni di 25 anni di leghismo da Bignasca a Bignasca

LIBERO D’AGOSTINO/CLEMENTE MAZZETTA
(Il Caffé del 18 gennaio 2015)

E dire che agli inizi la consideravano come un movimento “effimero” o poco più. Ma con tutte le sue contraddizioni, le giravolte, le incoerenze, la Lega, fondata nel gennaio del 1991, è entrata nel venticinquesimo anno di vita. Partita con il botto (nelle elezioni federali del 1991 ottenne due seggi in Consiglio Nazionale e uno agli Stati), dopo vari sali e scendi, nel 2011 è diventata partito di maggioranza relativa in governo. Ma con la scomparsa del leader carismatico Giuliano Bignasca, morto nel 2013, l’unico che riusciva a conciliare gli “opposti estremismi” del movimento, incongruenze e contraddizioni sono arrivate al pettine.

Cresciuta come movimento libertario antigovernativo - si ricordi la Carovana della libertà che nel 1991 bloccò l’autostrada per protestare contro i limiti di velocità - la Lega ha ora con i ministri Norman Gobbi e Claudio Zali gli intransigenti assertori del primato dello Stato e delle leggi. Se Bignasca metteva la taglia sui radar, beccandosi le relative condanne per incitazione ad infrangere le leggi, Gobbi ne difende l’uso senza remore. Con aplomb ministeriale ha ribattuto ad un combattivo Fiorenzo Dadò, capogruppo ppd, nel corso di un dibattito a Falò, che “quando si diventa consigliere di Stato si ha, pur con i distinguo dovuti alla propria sensibilità, l’obbligo di far rispettare le leggi”. Senza se e senza ma.

Dagli inizi anti-ambientalisti (Bignasca, contrario a Minergie e a ogni norma eco-sostenibile, avrebbe voluto “fucilare” i Verdi), la Lega è passata a sostenere con il ministro Zali i balzelli contro i grandi generatori di traffico, gli ecoincentivi sulle auto, le tasse sui rifiuti e il parco di Magadino. Facile il gioco di Plrt e Ppd di appiopparle la nomea di “partito delle tasse”. Una svolta radicale che un ex leghista della prima ora come Pierre Rusconi, passato poi all’Udc, (vedi riquadro in basso) definisce inevitabile quando si entra “da maggioranza” nella stanza dei bottoni. Ma le giravolte leghiste non sono solo cronaca di oggi, di capriole politiche e improvvisi cambiamenti di posizione è costellata la storia del movimento sin dalle origini, come ben si documenta nei due articoli a fianco. “Coraggio, il meglio è passato”, verrebbe da dire alla Lega, che si appresta alla verifica elettorale dopo aver mantenuto ben poco del libro dei sogni proposto alle elezioni del 2011.

La ricreazione è finita. E ora che il movimento dispone di due ministri, due consiglieri al Nazionale, Roberta Pantani e Lorenzo Quadri, 21 deputati, 250 consiglieri comunali e 50 municipali, e con Marco Borradori, anche la guida di Lugano, per la Lega è cominciata un’altra storia. Anche perché le promesse iniziali, quelle che erano il motore del leghismo, non possono più essere mantenute. Soprattutto non può più essere mantenuto l’assioma principale di Bignasca, ovvero che sia possibile ridurre tasse e imposte, e spendere di più. Non è più possibile a Lugano dove Borradori è costretto a tagliare le uscite, ridurre il personale e aumentare il moltiplicatore. E non è possibile neppure a Bellinzona, dove lo Stato – vista la legge sul freno alla spesa - non può più indebitarsi come in precedenza. “Coraggio, il meglio è passato”, e il peggio forse deve ancora venire si potrebbe aggiungere, anche perché il resto degli slogan della Lega, il rivendicazionismo contro Berna, l’ostilità verso gli stranieri, contro i frontalieri, hanno contagiato – chi più chi meno - anche gli altri partiti.

Ma è proprio su questo fronte che si registra un’altra importante mutazione della Lega, con implicazioni che hanno già avuto conseguenze pesanti sulla politica cantonale e sulla crescita civile e culturale del Paese. Quasi dismessa, grazie anche all’offensiva legale di Bel Ticino, la satira feroce e sghignazzante propalata per anni dal Mattino, devastando con ingiurie e offese la vita a politici, funzionari pubblici e avversari, la Lega ha accentuato soprattutto i toni xenofobi. Facendo degli stranieri, frontalieri in testa, il capro espiatorio di ogni problema, e del territorio e dell’identità ticinese, la linea di confine tra un noi e gli altri che minacciano il benessere e la sicurezza del cantone.

Campagne martellanti che, corroborate da un’eurofobia acritica, hanno prodotto un clima di chiusura e una sottocultura da strapaese che si respirano oggi in Ticino. Una netta virata a destra che iscrive a pieno titolo la Lega in quell’Internazionale nazionalpopulista capeggiata dal Fronte National di Marine Le Pen, che dal nuovo leghismo italiano di Matteo Salvini arriva all’Ukip di Nigel Farage in Inghilterra.

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