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Rassegna stampa

Le critiche degli aderenti della prima ora - 18 gennaio 2015

Le opinioni Le critiche degli aderenti della prima ora, gli amici del“Nano”che sono andati via

“Movimento imborghesito nella stanza dei bottoni”

c.m. (Il Caffé del 18 gennaio 2015)

La Lega vista da chi c’era - e che poi se n’è andato - è un’idea tramontata. Un movimento imborghesito. “Inevitabilmente quando si entra nelle stanze dei bottoni, volenti o nolenti si diventa parte dell’establishment”, osserva Pierre Rusconi, attuale consigliere nazionale dell’Udc. Lui c’era all’inizio, nel 1991, quando Giuliano Bignasca presentò il suo progetto. “Ma quello che si auspicava allora, quando si entra a far parte del gioco democratico, deve essere concordato, trattato, visto che non si è in una dittatura. E i risultati son lì da vedere”.

La rottura fra il sogno e realtà, fra l’illusione e concretezza, più che mai è stata rappresentata dalla morte di Giuliano Bignasca. E con la sua scomparsa sarebbe pure svaporata l’anima sociale e libertaria della Lega, quella che aveva eroso consensi persino alla sinistra. Tra i fuorisciti c’è anche chi rimprovera al movimento di essere diventato troppo istituzionale, appiattendosi sugli altri partiti.

Per tutti c’è un prima e un dopo; una Lega sulle barricate e una nel governo, magari più seria, certamente più istituzionale, priva però dello slancio iniziale e di una leadership imprevedibile, ma carismatica che sapeva comunque, col bastone o la carota, mettere tutti d’accordo.

“Solo Bignasca era in grado di far digerire le incongruenze della Lega”, aggiunge Rusconi l’unico ad aver chiesto, e ottenuto, un congresso per discutere se restare o meno partito di sola opposizione. “Io ero per l’opposizione indipendente dal peso politico, gli altri scelsero diversamente”. Anche perché in ballo c’erano posti, ruoli, incarichi, come ricorda Alessandro Torriani, ex deputato leghista. “Sono entrato nella Lega degli inizi, quando eravamo tutti all’opposizione. Ero amico del Nano che sentivo spesso - dice Torriani -. Quando mi sono dichiarato leghista, ho trovato la porta chiusa e non ho più avuto una commessa, un lavoro dallo Stato. Oggi invece la Lega è diventata un partito come gli altri, con i colonnelli, i favoritismi, dove molti sono entrati per occupare le sedie migliori. Un partito d’arrivisti dove sono arrivati liberali, pipidini persino socialisti, come il segretario del consigliere di Stato Claudio Zali”. Quanto al futuro se per Torriani pare inevitabile la perdita di un seggio, per Rusconi tutto è possibile: “Dipende da come riusciranno a far digerire ai leghisti questa nuova Lega decisamente più istituzionale”. L’ ex municipale locarnese Renza De Dea, altra leghista della prima ora, che aveva abbandonato il movimento nel 2010 perchè “troppo distruttivo” osserva: “Ci vuole un giusto equilibrio tra le barricate e l’agire concreto, nell’interesse del Paese e dei cittadini, perché una cosa non esclude l’altra. Oggi non posso che sostenere l’operato dei ministri Gobbi e Zali”.

“Ci vuole un giusto equilibrio tra le ‘barricate’ e l’agire nell’interesse del Paese”