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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_2 - 18 gennaio 2015

Quando per i leghisti il lavoro nero poteva addirittura essere molto utile

a.n. (il Caffé del 18 gennaio 2015)

Sul Mattino dello scorso 27 ottobre ci ha particolarmente colpito un titolo: “Ti assumiamo ma devi accettare di lavorare in nero”. L’articolo cui si riferisce è piuttosto fumoso. È tratto da una pagina Facebook nella quale l’autrice riferisce che “Ieri una conoscente mi ha raccontato che una sua amica che cercava lavoro, aveva trovato una chance al 50% presso il domicilio di una persona qui in Ticino”. A una condizione: che lavorasse in nero. “Ovviamente l’amica della mia conoscente non ha accettato”.

Tanto di cappello - diciamo noi – per aver rifiutato il vergognoso ricatto.

Quel che non ci torna, però, è l’atteggiamento del Mattino che si scandalizza di fronte ad una proposta simile. Memoria corta? O semplicemente trasformismo facile che permette alla Lega di dire tutto e il contrario di tutto?

Già, perché sul lavoro nero il partito di Bignasca aveva ben altre idee. E il caso denunciato sopra (vergognoso, lo ribadiamo) sta a dimostrare che purtroppo quelle idee sbandierate dal Mattino hanno trovato terreno fertile.

Difatti: “Lavoro nero, un tabù da sfatare”, annuncia Lorenzo Quadri il 23 gennaio 2000. Molto documentato, spiega che ”nel 1994 il lavoro nero in Svizzera rappresentava il 6.6% del prodotto interno lordo (Pil), quest’anno si arriverà all’8.3%, vale a dire a circa 31 miliardi di franchi. Per le entrate dello Stato significa circa 4-5 miliardi di franchi in meno”. Importi da far rizzare i cappelli. Ai normali cittadini, forse. Ma non a Quadri: “Il lavoro nero - si chiede - è così negativo per l’economia? Affermare con preoccupazione la gravità dell’ammanco di tasse alla Confederazione, ai Cantoni e ai Comuni causato dal lavoro nero ci sembra un po’ eccessivo”. Eccessivo, sì perché, sempre secondo l’esponente leghista, “l’affermazione che si tratta di soldi persi per l’economia svizzera” è sbagliata. “Per l’economia intesa come consumi, i soldi guadagnati in nero non vanno affatto persi. Quei soldi rientrano nell’economia attraverso i consumi di chi lavora in nero e contribuiscono alla crescita del Prodotto interno lordo”. E ancora: “In effetti si tratta di una ripartizione del reddito che fa bene a tutti e al Pil in particolare”.

Quadri suggerisce poi una sua ricetta, se non si volesse proprio accettare il lavoro nero: “diminuire i costi sociali che le aziende devono pagare quando assumono correttamente un lavoratore” e “diminuire le tasse sul reddito da lavoro”.

Uno svarione quell’articolo di Quadri? Nemmeno per sogno. Il 16 luglio 2000 il Mattino torna alla carica: “Se i datori di lavoro non dovessero sobbarcarsi lungaggini amministrative e i costi per ogni lavoratore non fossero così onerosi, le aziende con molta probabilità sarebbero meno propense a ingaggiare (con i rischi del caso) lavoratori in nero”.

Il 20 gennaio 2002, a sigla M.D.D, ci si lamenta perché l’economia svizzera “crescerà nel 2002 sotto l’1% e il franco svizzero si rafforza contro le monete europee”.

E cosa fa il Consiglio federale di fronte a questa pericolosa situazione? “Si preoccupa del lavoro nero. Il Parlamento perde tempo a votare leggi sulla base di teorie del cazzo come se questo fosse diventato il problema più importante da risolvere. Ma fateci il piacere!!!”.

E la capriola? Bisognerà attenderla fino al 16 marzo 2008, ma ci sarà. A farla sarà proprio Lorenzo Quadri! Titola: “I Bilaterali e l’esplosione del lavoro nero!”. La conseguenza è che “L’economia ticinese è danneggiata”. E a lavorare in nero chi sarà mai? Ma diamine, gli Italiani, e chi sennò! Sì, perché, sentenzia Quadri, “La cultura italiana dell’evasione fiscale non cambia quando si attraversa la frontiera svizzera, mentre l’autorità politica cerca di chiudere il recinto quando i buoi sono già scappati”!

Guarda un po’, ma non era un tabù da sfatare?