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Rassegna stampa

Le capriole della Lega_1 - 18 gennaio 2015

Quindici anni fa il Mattino scriveva... “Sì ai ricongiungimenti familiari”

ANGELINO NEGRI (Il Caffé del 18 gennaio 2015)

La Lega profilata quale movimento nazionalista e sociale”, titola Norman Gobbi sul Mattino del 2 aprile 2006. “Dobbiamo restare uniti e profilarci quale destra sociale ticinese”. Un movimento vicino alla “nostra (in senso esclusivo) gente (la nòsa gent), difendendo i cittadini ticinesi e svizzeri dagli abusi e dagli sfruttatori del sistema sociale elvetico, gridando in piazza quando il re è nudo e l’uomo nero è nero”. Ancora: “In questo contesto la Lega continua la sua politica. Meglio, ritorna all’idea di 15 anni fa: chiarezza, trasparenza e libertà”.

Ci incuriosisce: torniamo a leggere l’idea di 15 anni fa. C’è da strabuzzare gli occhi: “La Lega si annuncia come movimento politico trasversale in grado di coalizzare finalmente il centro-sinistra”, scrive il 2 dicembre 1990 Flavio Maspoli, uno dei fondatori e ideologo del neonato movimento. Chiarezza un po’ confusa, dunque, quella di Gobbi.

Ma non è certo una novità. Il Mattino ci ha abituati a ben altro. Per esempio sul fronte degli stranieri. Il 13 gennaio 1991, scorrendo uno dei soliti “decaloghi” della Lega, l’occhio cade su una rivendicazione interessante: “Abolire lo statuto dello stagionale e permettere ai lavoratori stranieri di vivere in Svizzera con la famiglia”. Una butade? Nemmeno per sogno. Qualche mese dopo, il 13 ottobre 1991, esce il programma per le elezioni federali e il movimento di Giuliano Bignasca va oltre: “Abolire lo statuto di stagionale e permettere ai lavoratori stranieri di vivere in Svizzera con le loro famiglie e, qualora lo desiderassero” - è scritto proprio così - “di integrarsi nel nostro Paese”.

Ma il 26 luglio 1998 è lo stesso Bignasca che critica le aperture verso chi arriva dall’estero: “Ma no, bisogna anche istruirli e integrarli così, quando dovranno essere rimpatriati potranno avere un motivo per cercare di restare: la famiglia al gran completo (zii, nonni, cugini, fratelli, sorelle, nipoti, cognati ecc) che ormai si è abituata a vivere in Ticino”.

E Lorenzo Quadri il 15 gennaio 2012 rincara: “L’integrazione non è compito dello Stato ma del cittadino straniero che arriva in Svizzera. È lui che deve darsi da fare, invece, ancora una volta, l’onere viene rovesciato. Allo Stato si impone di mettere in piedi strutture burocratiche e costose per far sì che il cittadino straniero giunto in Svizzera si trovi il più possibile la pappa fatta”

Spettacolari capriole senza rete, insomma. Come quella che ci presenta il Mattino del 24 giugno 2007: “Ve li diamo noi i ricongiungimenti!!! Uella! L’abbiamo detto e ripetuto centinaia di volte che bisogna darci un taglio con questi ricongiungimenti familiari che ci riempiono di gente straniera che poi dobbiamo anche mantenere!“

Non sarà colpa dei ricongiungimenti familiari, ma parrebbe proprio che di stranieri in Svizzera ce ne siano troppi. Dipende, però, da come si contano. Lo dice Giuliano Bignasca sul Mattino del 10 settembre 2000: “La nostra proposta è la seguente: gli stranieri che risiedono in Svizzera da oltre due decenni non vanno considerati (né contati) come stranieri. A fare stato deve essere la percentuale degli stranieri che vivono in Svizzera da meno di 20 anni. Quanti sono al momento attuale? Il 13%? Il 14%?. Di certo parecchio meno del 18% della popolazione residente”.

Un trucchetto, parrebbe, con il quale abbellire le statistiche per accontentare i gusti della Lega.

Mattino del 19 settembre 2004. Si avvicina la data della votazione popolare sulle naturalizzazioni agevolate. I fautori del Sì, secondo Bignasca, “sono quelli che vorrebbero svendere la nostra identità nazionale, creando Svizzeri fittizi!” E aggiunge: “Ma lo scopo dell’operazione ‘passaporto ai saldi’ è anche quello di far diminuire massicciamente il numero degli stranieri, così da abbellire le relative statistiche.

E dire che nel settembre 2000 un trucchetto per abbellire le statistiche lo proponeva proprio lui!