...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Charlie e gli altri_c - 15 gennaio 2015

di Mauro Rossi (Extra del 16 gennaio 2015)

 

 

È stata una settimana di grande amarezza quella che ho vissuto.

 

La mattanza di Parigi ha lasciato in me un profondo segno non solo perché ha avuto tra le sue vittime chi svolge il mio stesso mestiere – il che getta una paurosa ombra sulla professione dello scrivere, divenuta rischiosa non solo sui fronti di guerra – ma perché i vignettisti francesi mi erano vicini. I disegni erotico-intellettuali di Wolinski, in particolare, avevo iniziato ad apprezzarli in adolescenza quando venivano pubblicati in italiano su Linus ed in seguito sul Male. Poi ero stato contento di riscoprirli in quella gabbia di matti parigina così caustica e irriverente da far talvolta rabbrividire per la sua furia iconoclasta,n ma affascinante proprio per il suo non guardare in faccia a nessuno e irridere tutto e tutti con la medesima ferocia. Vedere che la loro avventura è stata annegata nel sangue è stato un duro colpo che, per quanto mi riguarda, non è stato per nulla mitigato dalla grande mobilitazione popolare che ho trovato per larghi tratti venata di ipocrisia. Lo slogan “Je suis Charlie” che tantissimi hanno indossato in questi giorni, mi ha infatti ricordato il fenomeno delle secchiate d’acqua gelata della scorsa estate:un gesto esteriore per far vedere di essere “sul pezzo” dopo il quale ritornare tranquillamente al proprio tran tran, alla vita normale, a quel finto perbenismo che ci porta all’indignazione (giusta, per carità) per quello che capita sotto i nostri occhi, accompagnato però alla più totale indifferenza nei confronti di ciò che accade lontano dai nostri sguardi.

 

Come in Nigeria dove, negli stessi giorni della strage parigina, si è consumato un eccidio di proporzioni immani (si parla di 2000 morti in un solo giorno) e l’aberrazione ha raggiunto livelli fino a quel momento impensati con l’utilizzodi bambine-bomba, imbottite di esplosivo e fatte esplodere col telecomando tra la folla inerme.

 

Eppure nessuno si è davvero indignato per tutto ciò, ha manifestato in piazza la propria solidarietà con quelle vittime lanciando“hashtag” a loro favore. Anche la stampa ha relegato quegli eventi tra la cronaca spicciola delle pagine interne, e la decina di capi di stato messasi in mostra sulle strade di Parigi annunciando misure a difesa della libertà di pensiero, non ha speso una parola a difesa di un’altra libertà, forse ancora più importante, che in questi giorni è stata barbaramente calpestata, quella di esistere. Tanto questi problemi riguardano essenzialmente una zona grigia del pianeta che riusciamo a malapena ad identificare sulla carta geografica, lontana dai nostri sguardi e, soprattutto, dai nostri diretti interessi. E allora forza con il “Je suis Charlie” anche perché quei quattro negri tutti uguali non sappiamo neppure come si chiamano e poi, fondamentalmente, finchè si ammazzano tra di loro e, soprattutto, a casa propria...

renza è il peso morto della storia."
(Antonio Gramsci, Indifferenti, su La Città futura, 1917)