...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

La Siria concerne tutti - 15 gennaio 2015

di Francesco Lombardo, consigliere comunale indipendente Sinistra Unita (La Regione del 15 gennaio 2015)

In settembre dell’anno scorso, ha avuto luogo il primo festival dei diritti umani a Lugano, un festival opportuno e già maturo, stando alla ricchezza dei toccanti contributi dei film e dei suoi illustri ospiti. Festival che ci ha invitato a non guardare dall’altra parte, a non dire “ma a noi che ce ne frega, abbiamo le nostre gatte da pelare anche a casa nostra”.

Festival che nel suo film di chiusura, ci ha ricordato che il conflitto in Siria ha già prodotto 200’000 morti, per la maggior parte civili, migliaia di feriti e milioni di profughi concentrati essenzialmente nei Paesi limitrofi (l’80% si è rifugiato in questi Paesi). Profughi, che a detta dell’ospite d’onore Carla del Ponte, non vedrebbero l’ora di rientrare e al più presto a casa loro.

La Siria non ha ancora potuto vedere l’estate dopo una primavera che non ha prodotto fiori, ma fosse comuni, crimini contro ogni dignità umana, violenze terribili contro donne e bambini e tanti, troppi traumi. La continuiamo a chiamare guerra civile o guerra umanitaria, ma allora mi chiedo: che razza di definizione è mai questa? Può una guerra essere civile o umanitaria? Può un presidente, premio Nobel per la pace nel 2009, andare a cercare consensi per entrare militarmente in Siria? Rispondere alla guerra con la guerra è la reazione più banale e stupida che si possa avere. Anche il più sprovveduto o disinformato ha capito che ogni risposta militare e i suoi dubbiosi risultati (vedi Afghanistan e Iraq) sarebbe da boicottare. La storia purtroppo non ha proprio insegnato nulla. Fintanto che le leggi morali non prevarranno sulle logiche economiche, resteremo incastonati in un sistema culturale nel quale la logica dei muscoli e non quella della ragione, avrà sempre la meglio. Non facciamoci illusioni, la questione siriana, e con essa quella del confronto con l’Islam, concerne tutti. Ne stiamo comprendendo direttamente gli effetti, ora che ‘Charlie Hebdo’, e con esso l’Europa e il mondo occidentale, sono stati colpiti al cuore. Ora che si dovrà entrare in merito per decidere se accogliere i profughi a braccia aperte oppure chiuse. A quante più che legittime interpellanze, mozioni e altre iniziative da parte di alcune frange politiche, notoriamente di destra, in uno dei Paesi più ricchi al mondo, bisognerà assistere, senza temere l’insulto alla grande tradizione di solidarietà, che ha caratterizzato la Svizzera nelle sue battaglie per l’acquisizione d’importanti valori, radicati nella sua costituzione?

È corretto prendersela con queste persone che per forza porteranno con sé culture, usi e costumi diversi dai nostri? Ha ancora senso parlare di diritti umani e di un progetto di “umanismo del diverso”? È forse utopia sperare in un disarmo generale degli Stati? A cosa serve fabbricare armi per il benessere generale dell’umanità? L’interesse superiore del genere umano non dovrebbe essere tutelato e promosso dalle agenzie dell’Onu non soltanto con discorsi, ma con azioni concrete?

Nessuno ha bisogno di meccanismi internazionali perfetti che scattino a ripetizione senza produrre null’altro che benavere e potere per pochi eletti (politici e mondo economico). Orologi che funzionano perfettamente, perché invocano la democrazia, ma che non spostano nessuna lancetta per il miglioramento della qualità di vita di milioni di persone.

La questione è sempre la solita in un contesto economico di grande precariato: in che modo accoglieremo, se li accoglieremo, le migliaia di migranti che busseranno alla nostra porta?