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Rassegna stampa

Nulla nell'Islam giustifica un terribile attacco - 15 gennaio 2015

di Usman Baig, economista aziendale Supsi (La Regione del 15 gennaio 2014)

Come uno dei circa 1,6 miliardi di musulmani in tutto il mondo, il pensiero che mi passa per la mente è: “Per favore non lasciate che i colpevoli siano i musulmani”. Condanno ogni tipo di violenza compiuta nel nome della religione, qualsiasi atto terroristico compiuto in qualsiasi angolo della terra. In questo momento così fragile della storia umana bisogna essere uniti e lavorare insieme per sradicare l’ignoranza di massa. Ogni essere umano, Cristiano, Ebreo, Ateo... ha il diritto alla libertà di espressione. Il vero nemico dell’uomo è l’ignoranza!

Nulla nell’Islam giustifica questo terribile attacco. Nessun esempio del Profeta Muhammad (saw) giustifica questo terribile attacco. Il Corano dichiara: “Uccidere una vita innocente è come uccidere tutta l’umanità” (05:33).

Stanno giungendo le condanne da parte dei musulmani di tutte le correnti e nazionalità contro questa terribile tragedia. Con questo in mente, come una famiglia umana dobbiamo considerare ciò più di una semplice condanna.

Non dobbiamo dimenticare di rispondere con la pace, la pazienza, e la giustizia. La violenza genera violenza. Le emozioni sono alte – come chiunque si aspetta – e lo sono anche le paure. In questi momenti è fondamentale mantenere l’ordine, la pace, e lasciare che l’autorità faccia il possibile nel sorvegliare il nostro Paese. Rispondere o attuare rappresaglie contro i singoli cittadini non farà che fomentare paura, diffidenza, e la violenza. È responsabilità sociale dei musulmani che vivono in Svizzera dare un contributo positivo in questa situazione alla società. La questione del terrorismo deve essere affrontata anche nelle moschee. Gli Imam devono essere consapevoli che non possono tollerare certe idee estremiste. È pure necessario istituire un organismo per creare una rete di contatto sia con gli Imam che altre persone per segnalare certe ideologie ed ottenere aiuto.

C’è bisogno ed è urgente instaurare un dialogo. Invece di conoscere l’altro attraverso i media o gli estremisti, cerchiamo di conoscere bene i nostri concittadini, colleghi e vicini di casa. Questo richiede uno sforzo collettivo – non facile, ma necessario. Cerchiamo di stare al di sopra dell’intolleranza e usare la compassione e l’educazione per sconfiggere l’estremismo.