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Rassegna stampa

Grazie Parigi, ma é solo un inizio - 12 gennaio 2015

di Aldo Sofia (La Regione del 12 gennaio 2015)

Tre giorni da incubo. E ieri la risposta della ragione, dei valori repubblicani, della volontà di coesistenza. Risposta innanzitutto popolare. Massiccia, liberatoria, e storica. Ci voleva anche del coraggio per scendere in piazza nella Parigi ancora traumatizzata, violentata, esposta alla minaccia di un altro attacco violento, tanto che i vertici della polizia avevano suggerito un rinvio della marcia contro la paura. Per fortuna, si è deciso altrimenti. Ne va pur dato atto al presidente socialista François Hollande, il più impopolare capo di Stato della Quinta Repubblica, ma che in questa replica collettiva all’orrore ritrova finalmente un ruolo, un profilo, un’identità, per passeggera che possa rivelarsi. La Francia, poi, non è stata lasciata sola, con parallele manifestazioni su numerose altre piazze del vecchio continente. Il drappello di leader europei e mondiali presenti lo ha ulteriormente testimoniato. Certo, con qualche paradossale aspetto di incoerenza, visto che alcuni di loro rappresentano governi non proprio modelli di democrazia e libertà di stampa. Ma più di quel drappello di politici stretti attorno al capo dell’Eliseo, e sui quali le riprese televisive hanno fin troppo a lungo indugiato dando l’impressione che potessero ‘sequestrare’ l’evento, davvero ha contato la piazza, la sua appassionata lucidità, i suoi slogan non equivoci. “Sono ebreo, musulmano, cristiano e francese”, sintetizzavano molti cartelli fra i due milioni di “citoyens” mobilitatisi contro la violenza di un fanatismo che riconosce solo il proprio Dio, il proprio credo, la propria tribù. Certo, nelle immagini e nei commenti di ieri c’è inevitabilmente anche il rischio di una pioggia di retorica. E quanto lavoro rimanga invece da fare per garantire una risposta non teorica ma concreta all’intreccio dei problemi che hanno acceso la miccia della violenza portandola nel cuore dell’Europa.

Non sarà facile. Basta sezionare e isolare alcune istantanee dell’evento per cogliere l’ampiezza e la profondità del compito. Sul piano interno, l’unità nazionale invocata e in gran parte ottenuta da Hollande deve già fare i conti con quelle che ‘Le Monde’ definisce le “mediocri controversie” elettorali francesi con Marine Le Pen che, con il pretesto di un inesistente ostracismo, si è dissociata dalla marcia repubblicana di Parigi per sfruttare al massimo – con la manifestazione in una delle tante roccaforti periferiche dell’Fn – le angosce anti-islamiche. Certo, era toccante l’abbraccio fra il capo dell’Eliseo e la cancelliere tedesca, ma bisognerà pure che l’Europa e in generale l’Occidente non dimentichino tutti gli errori e le guerre sbagliate che in Medio Oriente hanno aperto la strada agli sgherri “sequestratori dell’Islam” moderato (che esiste, visto che è la principale vittima del nuovo terrore). E ancora, bisognerà vedere quanto l’impacciata, simultanea presenza di un Netanyahu e di un Abu Mazen possa davvero contribuire a disinnescare il conflitto israelo-palestinese. Occorrerà anche fare in modo che quella che finalmente è stata una corale indignazione delle comunità islamiche abbia un futuro, e che le banlieues francesi ed europee non continuino a essere il crogiolo di una mancata integrazione dove possono agire comodamente i reclutatori jihadisti.

Non è dunque il caso di farsi troppe illusioni. I fatti, gli errori, le contraddizioni, le strumentalizzazioni restano. E c’è da temere che chi ha ispirato i killer di Parigi intenda organizzare una sanguinosa contro-replica al coraggio democratico messo in scena nella ‘Ville lumière’, che ieri ha finalmente ritrovato la sua immagine di città simbolo dei diritti umani, della coabitazione, della tolleranza laica. Grazie, Parigi.