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Rassegna stampa

La Lugano laica - 12 gennaio 2015

La Lugano laica, civile, europea zittisce il terrore e le armi del male

di Cristina Ferrari (La Regione del 12 gennaio 2015)

Centinaia di gridi... ‘silenziosi’, quelli innalzatisi a Lugano nel pomeriggio di ieri in risposta ai tragici fatti parigini. Uno schieramento, anziché di un esercito, di volti e cuori, su cui campeggiavano gli ormai famosi messaggi condivisi negli ultimi giorni a livello planetario, “Je suis Charlie”.

È stato un incontro spontaneo, nato dall’iniziativa di alcuni cittadini, chiamati a raccolta intorno alle 15 davanti al Consolato di Francia in via Maggio a Lugano-Cassarate, per rispondere con la loro presenza silenziosa che la solidarietà è più forte della paura, la libertà più delle armi e del terrore. Giovani e meno giovani, studenti e pensionati, gente comune e qualche autorità cittadina, una volta tanto insieme e uniti in una manifestazione di pace e speranza. Dopo Bellinzona così anche Lugano si è voluta stringere attorno ai familiari delle vittime di Parigi, straziate dall’odio, frutto, cresciuto marcio, del fanatismo religioso e ideologico. «Un segno il nostro – sono le parole di una promotrice – soprattutto di condivisione; quella solidarietà che può esprimere anche una piccola cittadina laica, civile, europea come Lugano. Seppur siamo lontani chilometri dai fatti, siamo vicini nella volontà di sostenere appieno la diversità di opinione e la libertà d’espressione, perché siamo tutti parte dello stesso mondo».

Liberté! Questo il fil-rouge, dunque, del breve ma intenso raduno. Libertà di parola, libertà di critica, libertà di esprimere il proprio pensiero, sempre e comunque. Molte le domande ancora vive fra i partecipanti: soprattutto una, perché? Com’è potuto succedere tutto questo? Nel momento del dolore difficile ancora dare una risposta. Ieri è stato soprattutto il giorno del ricordo. I presenti, a conclusione della manifestazione, si sono così incamminati verso il centro cittadino, in piazza della Riforma dove il console onorario Roberto Grassi ha ringraziato per l’unanime cordoglio. Molte le firme, infatti, che sono state apposte sul libro poi consegnato alla rappresentanza diplomatica francese. «Io sono Charlie, io ci sono».