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Rassegna stampa

Il valore della libertà - 10 gennaio 2015

di Matteo Caratti (La Regione del 10 gennaio 2015)

Dopo la strage a Charlie Hebdo avete paura? E poi: voi pubblichereste vignette simili a quelle del settimanale francese? Sono due domande che ci sono state poste da alcuni studenti in visita al giornale. Alla prima domanda la risposta è stata inizialmente ‘no, non abbiamo paura’, perché i mass media qui da noi non si ritengono possibili bersagli del terrorismo di origine jihadista. Ma poi, non puoi fare a meno di aggiungere: certo che quello che è successo a Parigi, capitale simbolo della democrazia, dello Stato laico e di convivenza fra culture diverse, nessuno avrebbe osato neppure immaginarlo, pur sapendo che la redazione del settimanale satirico era sotto sorveglianza e che aveva già subito un attentato.

Quindi, a ben guardare, sei costretto a sfumare la risposta: la paura, dettata da un gran senso di impotenza per gesti folli, in verità c’è e sta contagiando un po’ tutti. Perché è possibile che altri mini-commando possano ancora agire, prendendo di mira altri simboli. Per combatterla, per ora stiamo manifestando solidarietà ai vignettisti, ai giornalisti (ci potremmo aggiungere anche i fotoreporter), alfieri della libertà di stampa e di opinione, riscoprendo, quanto è impegnativo e non necessariamente gratificante, cercare di raccontare in modo libero giorno dopo giorno la verità. Una reazione molto importante per cercare di sconfiggere pacificamente la paura. Ma fra qualche settimana? Sarà importante continuare a non sentirsi soli!

Questo tragico momento è prezioso concime per una salutare presa di coscienza collettiva dei nostri valori: l’importanza di avere una stampa libera e democratica in grado di scrivere e di pubblicare testi, immagini e vignette. In base a quali criteri? Per taluni, in particolare per la satira, in modo molto libero, punto e basta. Per altri, tenendo conto unicamente di due limiti. Uno soggettivo il buon gusto, che lo decretano i lettori decidendo se acquistare o meno un prodotto. E uno oggettivo: i limiti dettati dai codici. Ogni libertà non è assoluta. Quando una persona abusa della libertà (anche) di stampa, di opinione, di satira, chi si sente offeso può chiedere l’intervento di un giudice. Che deciderà, in base a delle leggi ordinarie, anche eventuali sanzioni. Un giudice, mai un kalashnikov.

Ecco perché, per tornare alla domanda iniziale, è importante rispondere a chi ci interpella che la difesa dei diritti fondamentali del nostro vivere civile passa da ciascuno di noi. Se vignettisti o giornalisti, paralizzati dai fanatismi, dovessero autocensurarsi per non offendere sentimenti che i nostri codici non ritengono di dover proteggere, saremmo tutti a perderci. Perché quell’autocensura significa la rinuncia all’esercizio pieno della libertà di stampa, di opinione, di critica, di satira che sono libertà vitali.

È quindi importante scendere oggi, anche qui in Ticino in Piazza (a Bellinzona alle 15), non solo per manifestare solidarietà alle vittime del terrorismo e alla Francia, ma anche per riflettere profondamente sul ruolo che ciascuno di noi può, anzi deve, assumere. Un ruolo che deve partire dalla consapevolezza di quali sono i principi pilastro del nostro vivere civile, avendo la capacità di dirsi che alla barbarie si deve rispondere continuando ad applicare i medesimi principi di civiltà, che non sono mai la vendetta e gli atti di giustizia sommaria, come anche gli Usa di Obama hanno purtroppo fatto uccidendo Bin Laden e commentando poi: ‘Giustizia è stata fatta’. No, perché uno Stato veramente democratico può pronunciare quelle parole solo se fa di tutto per consegnare ai tribunali anche gli autori dei più efferati crimini. Un processo equo è la vera vittoria dello Stato di diritto che tanto amiamo.