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Rassegna stampa

Jörg, Laura e i bimbi ecuadoriani - 13 dicembre 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 13 dicembre 2014)

Tira aria fresca in Ticino. Parte della popolazione, confrontata sulla soglia di casa con situazioni considerate ingiuste, reagisce e riesce persino a rimettere il campanile al centro del villaggio.

Il caso più eclatante è avvenuto in settimana, quando Jörg, il più pacifico (e amato) dei musicanti di strada, fra l’altro munito di regolare permesso, è stato allontanato col suo organetto dal marciapiede antistante un negozio di via Nassa. La sua ‘colpa’? Stava semplicemente suonando.

La mobilitazione della Rete ha fatto impallidire – e speriamo pure vergognare – gli autori del gesto. Così, dopo nemmeno 24 ore, Jörg e il suo strumento sono tornati nel cuore di Lugano. Segno di un Ticino sano, che sa reagire spontaneamente di fronte alle ingiustizie più evidenti. Ma non si tratta di un caso isolato.

Anche fatti gravi, come quello di mettere alla porta due bimbi ecuadoriani, mentre frequentavano da noi l’asilo e le elementari, non sono passati inosservati. Una parte della popolazione è infatti insorta contro la decisione del ministro Gobbi e ha iniziato a dire, aderendo a un appello pubblico, che ‘così non si deve più fare’. Appello che è stato sottoscritto da diverse centinaia di persone. Interessante notare che, accanto a persone pressoché sconosciute, è sceso in campo anche un certo numero di intellettuali, primo fra tutti Jean Soldini.

È così nato un dibattito, utile a formare una coscienza prima individuale, poi collettiva di cosa sia giusto e cosa sia profondamente sbagliato fare. Un dibattito che ha sconfitto l’indifferenza, lasciando una macchia indelebile sulla giacca del ministro leghista in questione.

Un po’ come le ciliegie, visto il successo, anche con gli appelli uno tira l’altro. Ieri è partito quello per convincere Laura Sadis a riscendere in campo dopo l’uscita di scena del candidato al governo Mauro Antonini.

Un appello che mira a chiudere la lunga stagione politica di uno stile aggressivo e volgare al seguito del ‘Mattino’panzer, e ad assicurare al Paese una maggioranza in Consiglio di Stato capace di governare con credibilità e competenza.

Ancora una volta, come nel caso dei bimbi ecuadoriani e del suonatore di organetto, sono in gioco valori importanti: il rispetto delle regole fondamentali di un dibattito democratico che non mette alla gogna ogni domenica chi la pensa diversamente come fosse fatto normalissimo. E ancora una volta, accanto ai politici, sono scesi in campo alcuni intellettuali (ieri è stata la volta di Andrea Ghiringhelli) pronti a mettersi in gioco. Non importa se poi questa mossa ne abbia determinata un’altra, quella cioè di far balenare la candidatura vera, o molto probabilmente solo presunta e di pura tattica (della serie ‘intanto blocco Sadis e se poi lei si ritira, mi ritiro pure io’), del presidente Rocco Cattaneo.

Quello che importa è che c’è stata ancora una volta (ed è tuttora in corso) una mobilitazione dal basso di persone di ogni colore politico che dicono altolà a metodi irrispettosi (sdoganati in casu dalla Lega) di far politica, e che desiderano che il Plr non rinunci a una ministra di valore e forte senso dello Stato che è in grado di rafforzare la sua lista e di strappare alla Lega il secondo seggio. Interventi dall’esterno e dal basso che hanno in definitiva un unico denominatore comune: voltare pagina e scriverne di migliori. Per il bene del Ticino.