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Rassegna stampa

La politica attratta dal breve termine - 7 dicembre 2014

LILLO ALAIMO (Il Caffè del 7 dicembre 2014)

Ma non è che a questa politica, a questi politici, a questi partiti si stia dando eccessiva importanza?! A questa politica attratta dal fascino del “breve periodo”. Quello meno rischioso, che non impone scelte di fondo, che non pregiudica il futuro. Ma che costringe però il Paese a vivere un eterno presente. In queste ore ci si sta riempiendo la testa di analisi per capire cosa ci sia dietro la rinuncia di Mauro Antonini a correre fra i cinque plrt per il rinnovo, in aprile, del governo cantonale. Oppure si sfornano teorie per comprendere quale percentuale di elettori la nuova destra roderà alla nuova Lega... E intanto, la politica e i suoi rappresentanti usano i partiti - sì, come diceva quel tale - alla stregua di un tram su cui salire e farsi portare da qui a là. Per poi scendere e magari prenderne un altro a seconda della convenienza del momento.

Antonini dopo qualche mese da candidato ha gettato la spugna, non fa per me ha detto. Costringendo ora il Plrt a rivedere ogni strategia. Magari a ribussare alla porta del ministro uscente, Laura Sadis. Uscente perché schifata dalla politica urlata e dal trattamento riservatole dal partito.

Franco Denti, dopo anni tra le file del Ppd, è stato attratto dal fascino dell’ambientalismo verde. È stato prima tentato dalla Lega, ha spiegato, ma poi ha risposto alla sirena... “ecologista”.

Partiti come porte girevoli. Tram da prendere e da cui scendere alla bisogna. È questa la politica attratta dal fascino del breve termine. Scelte piccole. Progetti da poco. Quanto basta per tirare alle elezioni o alla fine della legislatura. Perché, come è accaduto in settimana, se si tratta di prendere concretamente posizione su una realtà dolente, pensiamo al mercato del lavoro, allora si preferisce rimandare a... poi, a dopo. A quando? Si vedrà, prima dobbiamo approfondire. Già, e così l’iniziativa dei Verdi per studiare salari minimi differenziati per categoria, è stata rinviata. Fra due settimane non se ne discuterà in parlamento.

Ma come?, il lavoro non era per tutti i partiti il principale tema, non era e non è il problema numero uno?! Diamo lavoro ai ticinesi, basta con il dumping salariale... E allora, il problema lo si affronti seriamente, perché riversare scioccamente la colpa sui frontalieri non fa fare un passo verso la soluzione. La proposta dei Verdi, chissà, avrebbe potuto in parte essere risolutiva. Invece no! La politica nostrana preferisce rimandare. Attratta dal fascino del breve termine. Permeato da un populismo che vorremmo definire di difesa dell’esclusività, per lavoro e identità. Un populismo portato avanti abusando della credulità popolare. Illudendo cioè i cittadini di poter vivere in una regione a disoccupazione e a criminalità zero. Come? Basta chiudersi dentro i confini dopo aver cacciato quanto basta di frontalieri e stranieri.