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Rassegna stampa

L'uomo al centro - 6 dicembre 2014

BALAUSTRA DI BREZZA

Ticino, votiamo perché l’uomo sia al centro

di don Italo Molinaro, prete e giornalista (La Regione del 6 dicembre 2014)

Attorno a che cosa ruota il Ticino? La domanda è insidiosa, soprattutto dopo quello che Papa Francesco è andato a dire l’altra settimana al parlamento europeo a Strasburgo: “L’Europa non deve ruotare intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana”. La Svizzera ha i suoi problemi con l’Europa, si sa, e il Ticino ne è toccato in modo particolare, ma questo non può giustificare il fatto che esista sempre meno la persona umana in quanto tale, e al suo posto ci sia la persona che sta al di qua o al di là di una certa frontiera. Divisi in tribù, oggi tentiamo di difenderci gli uni dagli altri e gli schieramenti politici sono divisi tra chi specula sulle frontiere per calcoli elettorali, e chi deve rincorrere questi stessi calcoli per non perdere consensi e non ha il coraggio o l’intelligenza di opinioni diverse, ma probabilmente perdenti a corto termine. Mi domando se il Ticino, quindi, non ruoti attorno alle paure, col risultato che persino l’economia ne resta avviluppata, perché le paure non pagano sul lungo termine, e l’economia ha bisogno di tempi lunghi per riorientarsi, in un tempo di forti mutamenti generali. Abbiamo un Papa Francesco che è allergico alle frontiere. Non scioccamente allergico, ma intelligentemente e strategicamente allergico. Lo ha detto apposta a Strasburgo, richiamando così l’ideale europeo delle origini, dopo la fine del secondo conflitto mondiale: una tragedia infinita, frutto avvelenato delle più abiette paure covate nei secoli del nostro continente. Ma oggi come venirne fuori? Mi piacerebbe che il tema apparisse nel dibattito pubblico: dove sono i pensatori? Dove sono le personalità del mondo della cultura? Dove sono i protagonisti del volontariato, della società civile, che nella loro attività quotidiana prescindono già da ogni frontiera? Dove sono i cristiani e quanti nelle Chiese hanno responsabilità? Forse siamo rassegnati e preferiamo agire nel piccolo piuttosto che esporci nel pubblico. Ma a furia di lasciar correre, i confini tra tribù si rafforzano e temo l’esito estremo: una misera guerra tra poveri, tra città e periferie, tra cittadini di serie A e cittadini di serie B (scuola, sanità, abitazione, servizi, lavoro...).

L’uomo al centro: cioè l’altro, il diverso, come una risorsa e un valore, non come un pericolo o una disgrazia. Ecco il futuro. Ma chi lo vota? Almeno prepariamolo.