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Rassegna stampa

Chi ha paura della cultura? - 2 dicembre 2014

di Françoise Gehring, consigliera comunale Is, Mendrisio
(la Regione del 2 dicembre 2014)

Si sfugge alla rovina economica e sociale solo costruendo una società che legge e pensa e che ama leggere e pensare. Ne sono profondamente convinta. Per questo sostengo il progetto della Filanda a Mendrisio che avrà come perno la biblioteca. La biblioteca, appunto, un servizio considerato dai detrattori e da coloro che a Mendrisio hanno lanciato il referendum, un costo inutile e improduttivo.

La realtà – per chi ha occhi per vedere e guardare – è invece ben diversa, perché da anni le biblioteche pubbliche di nuova concezione sono diventate luoghi di incontro, di scambio, di crescita civile, di progetti culturali e di coesione sociale. Valori forti che la maggioranza del Municipio e del Consiglio comunale condividono. E che i referendisti distruggono, usando in modo disinvolto anche l’arma della mistificazione.

Cultura e biblioteche sono un bene comune importante per la crescita di una città.

Alcune consigliere comunali di Mendrisio – che hanno visitato delle biblioteche in diverse realtà svizzere e italiane – hanno potuto constatare con mano la vivacità e l’utilità delle biblioteche, attorno alle quali si sviluppano iniziative culturali di valore e attività di scambi intergenerazionali di grande dinamicità. Esattamente come l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo, le biblioteche sono, semplicemente, necessarie.

Il poeta Giancarlo Majorin parla di un «regime invisibile» dei nostri tempi, di una vera e propria «dittatura dell'ignoranza» che agisce attraverso le «comunicazioni di massa», la pubblicità, la «progressiva sostituzione del linguaggio con le immagini», la «sottovalutazione del pensare o del ragionare», il «dominio del denaro e del potere» sul sapere e la conoscenza.

All’interno di questo insidioso meccanismo, la competizione politica sembra essersi ridotta a un’avvilente corsa al peggio: vince chi riesce a falsare maggiormente la realtà; a degradare di più i contenuti e le diverse forme della comunicazione; a stimolare maggiormente gli istinti più bassi, quelli della pancia.

Quello che il ventennio del berlusconismo – dilagante anche alle nostre latitudini – ha veramente sdoganato, è l’ignoranza; l’orgoglio di essere ignoranti; il disprezzo per i saperi – qualsiasi sapere – e per i loro cultori; la pretesa di «fare» e saper fare anche senza conoscere e sapere. Ma non è tutto.

Come ho già avuto modo di ricordare in diverse occasioni, nell’ultimo ventennio – e non è un caso - la cultura è stata spesso al centro del pubblico disprezzo da parte di un certo numero di politici poiché considerata un giocattolo improduttivo o un passatempo elitario in mano a intellettuali snob e saccenti, con scarso senso della realtà.

Non deve dunque stupire se è stata anche esasperata la tradizionale contrapposizione in base a cui la cultura è la negazione della redditività e l’economicità è la negazione della cultura. In realtà la cultura può contribuire al benessere di un Paese in molti modi, non solo per il suo indiscutibile valore morale e sociale, ma anche sotto il profilo economico. A forza di volere combattere la cultura, si è così perso di vista che la creatività e l’innovazione possono essere un elemento di vantaggio competitivo. Molti studi sul rapporto tra cultura e crescita economica – che hanno preso in esame piccole e grandi realtà urbane – indicano che la cultura è una componente sempre più rilevante delle strategie di rigenerazione e di sviluppo urbano.

La cultura è un bene comune e un diritto inalienabile dei cittadini e delle cittadine. La cultura può nascere, crescere e vivere partendo anche dal basso. Promuovere, organizzare e gestire beni e attività culturali significa mettere in campo competenze professionali diverse. Un lavoro essenziale per valorizzare il passato e il presente della nostra cultura e assicurarle un futuro e una casa, all’interno della Filanda.

Per questo a Mendrisio il progetto della Filanda – che può e deve essere senz’altro migliorato in corso d’opera, con onestà, volontà e soprattutto amore per la propria città – è un’occasione da non perdere, irripetibile. Le occasioni sprecate sono state troppe.