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Rassegna stampa

Fuchi, leoni e conigli - 2 dicembre 2014

di Nicola Pini, vicepresidente Plr (La Regione del 2 dicembre 2014)

La politica deve ribadire con forza che l’impiego pubblico ha la sua dignità e soprattutto la sua nobiltà, quella che porta a lavorare al servizio del cittadino. Purtroppo vent’anni di leghismo hanno corroso il ruolo del funzionario, sbeffeggiato con il termine ‘fuco’, che a furia di ripeterlo, oltre a sminuire chi lavora per il pubblico, ne ha persino distorto il senso ‘zoologico’, come se il maschio dell’ape non fosse altro che un cicisbeo al servizio della regina e non un fondamentale anello della catena riproduttiva di un insetto tanto importante quanto a rischio di estinzione (chiedere agli apicoltori e ai golosi di miele).

Dalle simpatiche prese in giro di amici e conoscenti, si è scivolati sulla vergognosa china del dileggio. Sembra quasi che lavorare per lo Stato sia una vergogna. Una colpa. In quattro anni a fianco di Laura Sadis ho percepito un grosso cambiamento, con la crescente preoccupazione da parte del funzionariato di evitare assunzioni di responsabilità che implichino una visibilità esterna. Una cautela che, a differenza di quanto succedeva in tempi addietro, sempre di più sovrasta il buon senso, a volte a scapito dei cittadini e del bene comune. Una cautela che porta all’elaborazione di regolamenti e direttive interne a scopo protettivo. Il funzionario è diventato insicuro, sensibile alle beffe e al pubblico dileggio, calunnioso e a tratti anche intimidatorio. La politica, dunque, deve tornare a proteggere e valorizzare i funzionari, che contribuiscono alla fortuna o all’insuccesso della politica stessa. Certo, è scomodo e coraggioso difendere dagli attacchi l’amministrazione pubblica e assumersi le rispettive responsabilità. Uscendo dalla logica di alcuni ministri, peraltro applicata in molti altri campi come motto assoluto: se va bene è merito mio, se va male è colpa di un funzionario.

Claudio Zali, esempio in negativo!

In questo senso è esemplare (in negativo) il comportamento di Claudio Zali che, nella seduta di martedì scorso del Gran Consiglio, durante la quale si discuteva della proposta del suo partito di offrire trasporti pubblici gratuiti a tutti i minori di 18 anni, non ha speso una sola parola per sostenere l’operato del suo Dipartimento che aveva elaborato un no alla proposta, barricandosi dietro un mutismo assordante e ignavo. Pur di non scontentare i suoi sodali di partito e di prendere una posizione sicuramente non popolare, Zali si è chiuso nel silenzio anche di fronte alle richieste formulate da alcuni gran consiglieri. Un modo di fare che sacrifica funzionari e ideali per puro calcolo elettorale e che non è accettabile. Altro che fuchi. Un passo avanti, ricordando la serietà del passato, è invece quello di rafforzare nella percezione pubblica l’affidabilità dei funzionari. E di valorizzare le competenze là dove ci sono. Occorre favorire sempre più la mobilità interna e l’evoluzione di carriera, permettendo a chi è bravo di fare strada e di ricevere nuovi stimoli. Adesso che è finalmente stato attivato il concetto di direzione per obiettivi, occorre anche implementare nuove forme di occupazione come il telelavoro, prendendo spunto ad esempio da quanto avviene nell’amministrazione federale. Sarebbe anche indicato prendere degli accordi con altre amministrazioni cantonali per organizzare degli scambi temporanei: può infatti essere arricchente per un dipendente ad esempio del fisco avere un’esperienza nello stesso settore a Ginevra o Zurigo. Nasceranno nuovi stimoli e nuove esperienze per il dipendente che, rientrato, impreziosirà l'ufficio a Bellinzona con nuove spinte. Se lo fanno le grandi aziende, possono farlo anche le amministrazioni cantonali, come se fosse una specie di corso di approfondimento. Anche perché una pubblica amministrazione efficiente ed efficace è nell’interesse di tutti, così come i ‘fuchi’ sono importanti nella prosecuzione della specie apiaria.