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Rassegna stampa

Voi siete liberi - 22 novembre 2014

L’EDITORIALE

Voi siete liberi, ma che gioveravvi se...

di Matteo Caratti (La Regione del 22 novembre 2014)

“Voi siete liberi; ma che gioveravvi la libertà del pensiero, se voi non avrete pensieri?”.

È questo l’invito contenuto nella prolusione al corso di filosofia, letta da Carlo Cattaneo all’inaugurazione del nostro Liceo cantonale nel 1852. La frase è stata ricordata nei giorni scorsi da Carlo Piccardi nella sua riflessione, incentrata sull’importanza della cultura, da noi pubblicata.

Un invito che possiamo benissimo declinare anche ad altri ambiti. In teoria siamo liberi di pensare, di parlare, di esercitare i nostri diritti, compresi quelli della democrazia diretta per eccellenza, ovvero i diritti di iniziativa e di referendum. E lo facciamo magari anche senza sapere che, fuori dai nostri confini, ce li invidiano in molti e che sono conquiste non cadute dal cielo, ma realizzate, mattone dopo mattone, da chi ci ha preceduto. In realtà abbiamo tanti diritti e libertà, ma poi li usiamo davvero?

La questione non è di poco conto, perché se non vengono esercitati, possono appassire. Pensate alla libertà di opinione. O quella di stampa. Quanti vorrebbero dire, ma poi rinunciano a esprimersi, perché hanno paura che poi qualcuno possa fargliela pagare. Perché ‘a sa sa mai…’.

Questo per dire, tornando al Cattaneo, che grazie alla cultura e alla formazione in generale, noi cittadini maturiamo soprattutto la consapevolezza di cosa è importante e cosa non lo è, di cosa possiamo e dobbiamo fare e cosa no. Grazie alla cultura in definitiva ci emancipiamo dagli altri, un po’ come quando i figli crescono e, andando a scuola, iniziano a capire che su tante cose ne sanno di più dei loro genitori. E iniziano a sentirsi per certi aspetti anche più forti di loro.

Sarà anche per questo che fra i 600 che hanno firmato la lettera indirizzata ai bambini ecuadoriani (vedi pagina 14) vi sono diversi uomini di cultura (scrittori, ricercatori, insegnanti) di peso, accanto anche a tanti cittadini comuni. Ma siccome il momento è triste – visto che, come se nulla fosse, è stato calpestato un diritto fondamentale – è forse la prima volta, dopo molto tempo, che tanti intellettuali trasformano così chiaramente e pubblicamente il loro intervento in impegno civile. E l’iniziativa fa ancora più riflettere, perché l’appello e la raccolta di adesioni promossi dallo scrittore Jean Soldini sono arrivati in redazione il giorno dopo il compleanno della Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Un anniversario commentato giovedì da molti, ma scrivendo, di fatto, tante parole sulla sabbia. I discorsi teorici possono anche ammazzare una convenzione, se non si è capaci di accorgersi di cosa ci passa accanto alla porta di casa.

Quindi doppiamente bravi, perché quei tanti educatori sono riusciti a dimostrare che, a quanto insegnano dalle loro cattedre, segue anche un impegno civile concreto. E, nell’esercizio molto pratico sul terreno della comunicazione, sono riusciti pure a coinvolgere diversi cittadini. Cittadini che proprio manifestandosi – come hanno fatto degli insegnanti, dei municipali e delle famiglie nel Gambarogno – permettono a diritti fondamentali di vivere. E non solo di sopravvivere.