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Rassegna stampa

Cosa diranno i nostri nipoti? - 12 novembre 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 12 novembre 2014)

Per carità, nulla di nuovo sotto il sole. Dopo la spaccatura sul moltiplicatore e sulla tassa sul sacco comunali, la giravolta sui radar e il fallito contenimento dei frontalieri a livello cantonale, è toccato ora anche al credito per il Lac.

Udite, udite. Da una parte il sindaco leghista di Lugano benedice la compagnia di Daniele Finzi Pasca al nascente Lac, dall’altra, in consiglio comunale, la sua (?) Lega – nelle mani del fratello dello storico fondatore – volta a tutti le spalle e tenta uno sgambetto. Sgambetto (per ora) fallito grazie al voto entusiasta e responsabile degli altri partiti. Ottima cosa.

Ma chissà cosa diranno i nostri nipoti quando, fra cinquant’anni, leggeranno le cronache ceresiane?

Passeggiando sul lungolago, accanto al Palace tirato a nuovo, ammireranno l’imponente struttura edificata per dare una nuova casa alla cultura in città e non solo. Con buona probabilità penseranno che, chi è vissuto in questi anni e ha amministrato la città, è stato lungimirante e si diranno che i ricchi ticinesi di allora (inizialmente baciati dalla forza di una rampante piazza finanziaria, spiegherà loro qualcuno) hanno avuto coraggio nell’investire nella cultura. E anche nel tenere la barra dritta persino quando Lugano, una volta aperto il cantiere, si ritrovò a sudare qualche camicia in più del previsto e non tutto filò liscio come il lago.

Ma chissà se un giorno questi nostri nipoti mai sapranno che quel cantiere venne più volte aspramente criticato da chi, pur con grosse responsabilità politiche, non apprezzava (per non dir di peggio) la cultura?

No, non la apprezzava perché spesso non era in grado né di capirla, né di assaporarla, ma soprattutto perché la temeva.

Perché per definizione la cultura è libera e chi è libero ragiona, riflette, non fa di ogni erba un fascio e frantuma i pregiudizi, le finzioni e le falsità. E questo, lo si sa, non sempre è gradito a chi sta al potere e vuole assicurarsi – meglio se senza inutili clamori – la continuità al comando.

Qualche canuto luganese a questi nipoti ricorderà poi anche – confermando l’attualità del noto detto ‘nemo profeta in patria’ – che il Lac al suo esordio aveva persino puntato su quanto di meglio il nostro territorio sapeva esprimere, ovvero su di un certo Daniele Finzi Pasca, che aveva già raccolto parecchio successo all’estero. Sì, persino alle ormai lontane olimpiadi di Sochi ai tempi del vecchio Putin. E probabilmente, per questa sua forza e autonomia, un giorno in Consiglio comunale, venne osteggiato proprio dal partito di maggioranza relativa e poi, proprio per tentarle proprio tutte, anche da una manciata di ricorsi.

Ma poi i cittadini capirono che una parte dei colonnelli del partito leghista continuava a prendere tutti (i politici di buona volontà e i cittadini) per i fondelli, dicendo sì e no allo stesso tempo davanti a decisioni importanti, salvo poi nella confusione dare la colpa agli altri per quello che non andava. E allora girarono finalmente pagina.