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Rassegna stampa

Reati commessi da stranieri? - 7 novembre 2014

A proposito dei reati commessi da stranieri

Martino Rossi (Corriere del 7 novembre 2014)

Oggi è sempre più difficile parlare di stranieri senza suscitare emotività. Figuriamoci parlare nel contempo di criminalità e stranieri. Voi giornalisti sapete bene l’importanza dei titoli, che per molti lettori prevalgono sui testi e ne condizionano la lettura. Un vostro ex collega del Tages Anzeiger ha evocato questo problema a proposito del titolo a caratteri cubitali: «Criminalità – Quando reato fa rima con straniero» (Corriere 24.10.14). Anche se la critica di «informazione lacunosa e deformata» era certo un po’ forte, la vostra risposta lo è stata ancora di più: «Alcuni colleghi giornalisti vorrebbero censurare dati oggettivi e ufficiali».

Non è questione di censura, ma di utilizzare i dati per favorire la migliore comprensione del fenomeno «criminalità», che suscita apprensione ed esige prevenzione e repressione efficaci. Stimolato dalla polemica, sono andato a rileggermi l’articolo. Ho fatto qualche calcolo sui dati da voi presentati, per ottenere un’immagine sintetica del problema «sicurezza» nel nostro Cantone. La statistica contempla solo una parte dei reati, e ciò fa problema. Inoltre, la statistica è un po’ infelice perché distingue tre categorie di imputati: stranieri non residenti, stranieri residenti, svizzeri, ma per quest’ultimi non si dice se residenti o no in Ticino. Supponendo che quasi tutti questi svizzeri autori di reati risiedano in Ticino, mi sembra utile la sintesi seguente, che non trovo nell’articolo.

Per la totalità dei reati contemplati, nel 2011 gli imputati sono stati 1.360. Di questi, 582 (43%) erano stranieri non residenti in Ticino. È una quota cospicua, spiegabile dalla nostra posizione di zona di frontiera incuneata nella grande regione metropolitana di Milano. Suggerisce l’importanza per la nostra sicurezza della collaborazione transfrontaliera fra polizie e guardie di confine e del controllo della frontiera. La maggioranza dei reati ha però origine nel nostro territorio: 778 imputati (57% del totale generale). Di questi, la maggioranza sono svizzeri (63% del totale di residenti) e la minoranza stranieri (37%). Richiamare l’attenzione esclusivamente sugli stranieri (tipico di un certo domenicale) è fuorviante, non giova alla comprensione del fenomeno «criminalità» e alla sicurezza dei cittadini. Se le autorità dedicate alla prevenzione e alla repressione si concentrassero solo sugli stranieri sarebbe un errore colossale: sarebbe trascurata la parte più cospicua della criminalità con origine nel territorio. Detto questo, è importante riconoscere che, fra i residenti, gli stranieri sono sensibilmente sovra rappresentati fra gli imputati. Nel 2011, la quota di stranieri nella popolazione residente era del 27% e la loro quota fra gli imputati del 37%; gli svizzeri erano 73% della popolazione e 63% degli imputati. Visto in altro modo: gli svizzeri autori di reati rispetto agli svizzeri residenti sono 0,24% (24 imputati per 10.000 abitanti); gli stranieri imputati rispetto agli stranieri residenti sono 0,38% (38 imputati per 10.000 abitanti). Per fortuna, quindi, meno di 1 residente su 200 delinque, sia esso svizzero o straniero. Un’equazione del tipo «stranieri uguale criminali», ovviamente, è una sciocchezza buona solo per certe campagne politiche. Il perché della sovra rappresentazione degli stranieri fra gli autori di reati va tuttavia indagato a fondo, per rendere più efficace la prevenzione e la repressione dei reati, che è poi la sola cosa che interessa a noi cittadini. Per concludere, cari redattori del Corriere: siete sicuri che il titolo «incriminato» dal vostro collega («Criminalità – Quando reato fa rima con straniero») fosse un titolo opportuno, atto a informare e sensibilizzare correttamente il lettore?

Martino Rossi, Lugano

 

La risposta della redazione

RED.

Sì, il titolo riflette bene la realtà del nostro cantone. Sul nostro territorio i due terzi dei reati per i quali si riesce ad identificare gli autori sono compiuti da stranieri, in parte residenti, in parte non residenti. Mettere da parte i reati compiuti da stranieri non residenti non ha alcun senso: si tratta infatti di reati che avvengono sul nostro territorio e che ci toccano direttamente. Aggiungiamo che le cifre analizzate da Martino Rossi sono quelle riferite unicamente ai reati per i quali si riesce, come detto, ad identificare gli autori. Se considerassimo anche i reati per i quali l’identificazione non è stata possibile, la quota degli stranieri (residenti e no) risulterebbe verosimilmente ancor più elevata: questo vale in particolare per furti, taccheggi e borseggi (numericamente i reati dominanti), la stragrande maggioranza dei quali resta purtroppo senza un colpevole identificato.