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Rassegna stampa

Caccia all'untore - 5 novembre 2014

Ticino: tra caccia bassa e caccia (molto bassa!) all’untore

di Brenno Balestra, primario di Medicina Interna e direttore sanitario, Obv Mendrisio (La Regione del 5 novembre 2014)

“Tubercolosi e asilanti: occorre chiarezza” è l’articolo apparso su ‘Il Mattino della domenica’ dello scorso fine settimana a firma Giorgio Ghiringhelli del Movimento “Il Guastafeste”. L’autore pone diversi interrogativi al Medico Cantonale e all’Eoc e sembra molto preoccupato per la salute all’Obv, ospedale di riferimento per il Centro richiedenti asilo di Chiasso: aumento dei casi di tubercolosi? Personale curante contagiato? Pericoli per gli altri pazienti?

Agitare lo spauracchio del contagio con la tubercolosi portata dai migranti ha un sapore medievale ed è pure di cattivo gusto. Provocare la paura non aiuta a informare e ancor meno a curare. Peccato, perché proprio durante lo stesso fine settimana usciva su ‘laRegioneTicino’ un articolo ben più edificante di don Italo Molinaro “Ebola: morire per salvare”. In questo momento gli occhi del mondo sono giustamente puntati sull’Africa, dove si muore di Ebola (e di tante altre infezioni, molte delle quali da noi curabili) e dove per (legittima) paura del contagio si fatica a trovare personale curante disposto a mettere a rischio la propria vita. L’ufficio del Medico Cantonale ha già rassicurato che il numero di nuovi casi di tubercolosi in Ticino è stabile da diversi anni (12-18 per anno), solo un terzo di questi tra i richiedenti l’asilo. I pochi malati con tubercolosi “aperta” (contagiosa) all’Obv non sono aumentati dal 2008 al 2014 (3-5 per anno). La maggior parte dei pazienti ricoverati in isolamento preventivo, al minimo sospetto di malattia allo screening effettuato al Centro di Chiasso, non presenta in effetti una tubercolosi. Vorrei tranquillizzare inoltre il signor Ghiringhelli e soprattutto la popolazione del Mendrisiotto che, grazie a scrupolose norme di sicurezza e di igiene ospedaliera, non vi è alcun pericolo per gli altri pazienti e il rischio è minimo per noi curanti. Tra il personale infermieristico abbiamo osservato in questi anni un solo malato di tubercolosi: è plausibile che il contagio sia avvenuto in ospedale, anche se non è possibile dimostrarlo inequivocabilmente, e tanto meno targarlo “asilante”. Ogni curante è cosciente della propria esposizione al rischio di acquisire malattie in ospedale, e ciò nonostante sceglie questa professione, forse anche per questo ritenuta da alcuni una missione. Ogni chirurgo ed ogni infermiera sanno che – malgrado tutte le precauzioni possibili – potranno tagliarsi con il bisturi o pungersi con un ago, potenzialmente infettati con il virus dell’epatite o dell’Hiv presenti nel sangue del paziente, anche se di provenienza rossoblù “doc”. Resta il fatto che in ospedale non si fanno discriminazioni tra i malati e si è pronti ad accogliere tutti con la stessa professionalità e dedizione. L’ Obv è particolarmente fiero di essere stato certificato, assieme ad altri ospedali europei, come “Migrant Friendly Hospital”, proprio per la sua preparazione e competenza nell’accogliere la popolazione migrante. Quanto alle esternazioni del signor Ghiringhelli sui pericoli per la popolazione dei Locarnesi – “(…) aperto il Centro asilanti di Losone (…) questi richiedenti l’asilo saranno liberi di utilizzare il bus, nonché di frequentare i bar (…)” – vorrei aggiungere: nessun’altra persona come il richiedente l’asilo viene controllato dal punto di vista sanitario all’ingresso nel nostro Paese, certamente molto più di qualsiasi turista e di chiunque si possa incontrare sul bus o al bar. Consiglio piuttosto in questi giorni di vaccinarsi contro l’influenza, molto più contagiosa e pericolosa (a volte letale!) della tubercolosi. Mi sembra infine che il pericolo maggiore per la nostra società oggi sia quello di essere contagiati dalla diffidenza e ostilità nei confronti dei migranti, o peggio, dall’indifferenza.