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Rassegna stampa

Scolarizzazione preminente - 6 novembre 2014

Ecuadoriani in Gambarogno, la ‘perizia Corti’ conferma che fra Decs e Di aveva ragione il primo

‘Scolarizzazione preminente’

di Davide Martinoni (La Regione del 6 novembre 2014)

Giunto sul tavolo del governo il rapporto dell’esperto, richiesto dopo la differenza di vedute fra i dipartimenti di Manuele Bertoli e Norman Gobbi

Ventidue punti per fare il quadro generale circa il diritto alla scolarizzazione, ma anche il punto sulla situazione specifica. È dunque giunta sul tavolo del governo, la perizia commissionata a Guido Corti per capire chi fra Decs e Di avesse ragione nel consentire o meno ai due bimbi di origine ecuadoriana di frequentare asilo ed elementari in Gambarogno. La risposta è stata “il Decs”.

La disamina di Corti parte dall’obbligo municipale “di garantire a tutti i bambini domiciliati o residenti nel Comune la possibilità di frequentare la scuola dell’infanzia e la scuola elementare ” e dal fatto che il Regolamento della scuola dell’infanzia e della scuola elementare “assimila anche ai domiciliati i bambini stabilmente residenti di fatto nel Comune, indipendentemente dal loro statuto”. Ricordando inoltre che “il diritto a un’istruzione scolastica di base, sufficiente e gratuita, è garantito dall’articolo 19 della Costituzione federale, come pure dal Patto Onu I art. 28 n. 1 lett. a della Convenzione sui diritti del fanciullo, che sottolineano anche il carattere obbligatorio dell’insegnamento primario”.

Corti prosegue notando come “secondo la dottrina pressoché unanime, ma con sfumature un po’ diverse, il diritto a un’istruzione scolastica di base, sufficiente e gratuita, appartiene a tutti i bambini presenti sul territorio svizzero, indipendentemente dalla loro nazionalità, dalla loro origine e dalla regolarità del loro statuto di residenza o di quello dei loro genitori: il diritto a una scolarizzazione primaria dev’essere riconosciuto, in altre parole, anche ai bambini che soggiornano illegalmente in Svizzera, o comunque non regolarmente, e ai cosiddetti ‘sans papiers’”. Per il diritto all’insegnamento primario obbligatorio, viene specificato al punto 10, “la legislazione sulla polizia degli stranieri è irrilevante. (...). In questo contesto, ad esempio, il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva stabilito nel 1944 che l’obbligo di frequentazione scolastica esiste anche per i figli dei rifugiati”. Un diritto chiaro ma non illimitato: “Innanzitutto, la presenza nel nostro Cantone può essere sì relativamente breve, ma non puramente passeggera o transitoria: deve avere cioè una certa durata”, che viene quantificata in 3 mesi almeno. Nello specifico (punto 17) “i bambini ecuadoregni presenti sul territorio del comune avrebbero (di principio) il diritto a una scolarizzazione. Ma questo diritto implica l’adempimento di un minimo di presupposti che il Municipio, quale autorità cui spetta la vigilanza sulle Si e le Se, deve controllare, in collaborazione con gli organi scolastici cantonali” ossia durata della presenza e conoscenze linguistiche. Al Municipio “può essere riconosciuta una facoltà di scolarizzazione. Ma la frequentazione dell’istituto dovrebbe perlomeno ottenere il beneplacito del Decs, in virtù delle sue funzioni di direzione generale della scuola e di vigilanza collaborativa sulla Si e la Se”.