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Rassegna stampa

Ecuadoriani messi alla porta - 4 novembre 2014

Bimbi scolarizzati in Gambarogno: risolto con un ‘foglio di via’ il braccio di ferro fra dipartimenti

Ecuadoriani messi alla porta

di Davide Martinoni (La Regione del 4 novembre 2014)

I due piccoli erano assenti ingiustificati alla ripresa delle lezioni dopo le vacanze dei Morti. Poi si è saputo: famiglia individuata ed espulsa.

Un lavoro sotterraneo, insistito, di ricerca di informazioni, per scoprire le generalità dei due bambini, risalire alla famiglia e farle capire, espellendola dal territorio svizzero, chi è che comanda. Né più né meno di questo ha fatto la macchina burocratica del Dipartimento istituzioni del Canton Ticino per risolvere la vicenda dei due minori – una bambina in età di asilo e il fratellino maggiore, di terza elementare – scolarizzati in Gambarogno dallo scorso mese di settembre dopo aver ricevuto la benedizione del Decs di Manuele Bertoli ma anche, parallelamente, il divieto – ingiustificato rispetto alle convenzioni internazionali e nazionali – da parte del DI di Norman Gobbi. Ieri mattina, lunedì 3 novembre, la notizia dell’assenza da scuola dei due piccoli ecuadoriani ha colto di sorpresa la stessa autorità comunale di Gambarogno. Un municipale ne è venuto a conoscenza dopo aver chiamato la Direzione dell’istituto scolastico per verificare che alla ripresa dopo le vacanze dei Morti tutto fosse nella norma. «No – si è sentito rispondere –, i due ecuadoriani non ci sono e non capiamo il perché». Il perché è presto detto: al padre dei due bimbi è stato consegnato il “foglio di via” e intimato l’obbligo di lasciare la Svizzera nel giro di pochi giorni. «La decisione in sé, dal punto di vista strettamente legale, può starci, perché i 3 mesi di permanenza consentiti probabilmente erano scaduti. È semmai l’applicazione così ferrea e “personalizzata” delle leggi che lascia fortemente perplessi – commenta il giurista di Sos Ticino, Mario Amato, informato sui fatti perché in contatto con alcune persone vicine alle famiglie ecuadoriane presenti in Gambarogno –. Stupiscono non poco le modalità adottate in questo caso: il padre è stato convocato dall’ufficio cantonale preposto, che l’ha informato circa l’obbligo di lasciare la Svizzera. Di solito, se sono coinvolti dei bambini, l’autorità cantonale fa in modo di consentire loro di finire l’anno scolastico; c’è elasticità. È fortemente inusuale che l’apparato burocratico faccia sentire il suo peso in maniera così netta e immediata».

In campo la Polcantonale

Ma è successo. E fa riflettere. Come fa riflettere il lavoro “preparatorio” di questo gran finale dal sapore amaro; lavoro iniziato dopo la pubblicazione, sul nostro giornale, dello scontro interdipartimentale circa la possibilità di scolarizzare i due bambini. Alla ‘Regione’ risulta che siano stati mossi passi inusuali come una richiesta di informazioni sulle generalità dei bambini giunta alla Direzione dell’istituto scolastico da parte della Polizia cantonale. Ma non solo: anche la successiva convocazione, sempre in polizia, di un uomo ecuadoriano, residente in Ticino e titolare di un permesso B di dimora, al quale, nello stesso modo, sarebbe stato ingiunto di fornire delle informazioni sulla famiglia dei bambini. Informazioni che hanno infine permesso al Dipartimento istituzioni di concretizzare quanto il suo direttore fin da subito intendeva realizzare: l’espulsione dei “clandestini” «per evitare di creare un precedente». Sull’altro fronte il tono di voce di Manuele Bertoli dice tutto sulle sensazioni del direttore del Decs. Comunque, «dichiarazioni sul fatto che siano dovuti partire non ne faccio perché questo aspetto non è di mia pertinenza. Posso soltanto ribadire che da noi vige il principio di accoglienza: chi rimane sul territorio per un periodo sufficientemente prolungato ha il diritto di andare a scuola; un diritto fondamentale che sono sempre propenso a far valere».