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Rassegna stampa

Festa e cittadinanza - 31 ottobre 2014

di Massimo Daviddi (La Regione del 31 ottobre 2014)

La cittadinanza, il territorio, il senso di un’appartenenza che supera i confini geografici; per riscoprirci in una comunità più ampia, in cui l’identità è frutto di confluenze diverse

Le parole festa e cittadinanza, che sabato primo novembre sono al centro dell’incontro che si terrà presso la sala multiuso di Genestrerio – l’evento è promosso dall’Associazione di Cultura Popolare di Balerna, vedi agenda su www.acpnet.org/cittadinanze – trovano confluenza in momenti che hanno come centralità l’attenzione per il territorio, il rispetto per l’ambiente e il desiderio di essere presenti, responsabilmente, alla sua tutela.

La parola territorio, terra che ci circonda partendo dall’orto di casa, dal bosco e dagli alberi, fa sì che il tema della cittadinanza poggi non su una visione astratta d’idee e principi, ma nell’esperienza di vita che ogni persona sente e percepisce e che chiamiamo luogo; potremmo dire la coscienza di noi nel mondo e del mondo dentro di noi, che rimanda alla ‘terre-patrie’ di cui ci ha parlato Edgar Morin quale bene assoluto, unico, da condividere. È certo importante conoscere la costituzione del Paese dove viviamo, quella europea non ancora nata ma in via di realizzazione; i diritti universali, il rispetto per i beni comuni, l’autonomia della politica, l’evoluzione di un pensiero ecologico che va dalla foresta amazzonica fino alle nostre montagne, ai laghi e ghiacciai.

Identità e appartenenze: al plurale Ma l’idea di cittadinanza nasce anche ‘dal basso ’, vale a dire dalle relazioni che sviluppiamo (e incoraggiamo) nell’esperienza quotidiana, nelle pratiche che sorgono durante il lavoro, negli studi, nel desiderio di un tempo libero dal consumo che è finitudine e smarrimento, perché il desiderio nega se stesso autoproducendosi senza limiti. La conoscenza dell’altro, è opportunità straordinaria per uscire da schemi e pregiudizi e i bambini di ogni Paese ce lo insegnano giocando tra loro liberamente con infinita creatività, senza barriere, difficoltà, disagi.

Il progetto europeo Comenius, recentemente presentato a Volterra, prevede percorsi di scambio culturale, artistico, formativo, tra studenti di molti Paesi europei, soggiornando in famiglie che li ospitano e facendo di questa occasione un lavoro sulle mentalità, il modo di vedere le cose vissuto nelle discussioni a tavola, come avviene in ogni casa. Valorizzare quanto ci avvicina e che è patrimonio di tutti, va di pari passo con il riconoscimento delle nostre appartenenze, delle nostre peculiarità e questo stride con l’idea “tribale dell’identità che prevale ancora nel mondo intero – diceva Amin Maloouf – e che riduce l’identità a una sola appartenenza”, mentre questa è frutto di “diverse confluenze, diversi contributi, diversi meticciati, diversi influssi sottili e contraddittori”. L’esperienza è il crocevia per sentirsi meno distanti, per sperimentare in senso umano la solitudine di tutte le persone che, riprendendo un bel lavoro di Alessandro Dal Lago, sono “non persone” ai margini delle strade e, contraddizione, perfino al centro delle città illuminate e fastose dei grandi scenari delle archistar.

La funzione di presenza alla vita pubblica va nella direzione che Aristotele indicava parlando della costituzione degli ateniesi, per cui capire lo Stato è “capire cos’è il cittadino, giacché lo stato è composto di cittadini”. Per questo, Tà politikà , è la città che nasce in vista di un bene comune. La partecipazione dal basso, trova le sue ragioni nella crescente insicurezza sociale – la perdita di diritti conseguiti in anni di sacrifici, visioni comuni, ideali – e un sistema politico incapace di riorganizzare, trasformandole, le acquisizioni che i cittadini hanno ottenuto grazie a movimenti che hanno costruito un pensiero sull’autonomia quale fondamento per una nuova realizzazione di sé.

Il limen in cui ci troviamo, conservare la memoria, le storie, le nostre origini senza irrigidirle, vale a dire pensare guardando ‘oltre la siepe’, è il filo che tiene unita l’idea di una cittadinanza che non separa i percorsi sociali che ci rappresentano da chi li costruisce nei gesti di ogni giorno e nella speranza che attraversa i nostri sguardi.