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Rassegna stampa

Prima le donne e i bambini - 28 ottobre 2014

IL DIBATTITO

Prima le donne e i bambini

di Arnaldo Alberti (La Regione, 28 ottobre 2014)

Una metafora, semplice, ispirata da un episodio dell’attualità, può finalmente risolvere un dibattito autoreferenziale nel quale si tende più a giustificarsi, coll’esibizione del valore di quotazione del proprio corredo intellettuale, che non sul pregio dei principi fondanti del Plrt. La Costa Concordia, il 12 gennaio 2012, ha urtato gli scogli dell’Isola del Giglio. L’imbarcazione, con la chiglia squarciata, si è piegata su un fianco, per adagiarsi sopra le rocce sommerse. Cosa può rappresentare meglio il Plrt di oggi del relitto semiaffondato? Era una nave grandiosa e lussuosa. Chi la pilotava aveva trascurato le regole elementari di navigazione: quelle che non si riferiscono alle opportunità ma ai valori dell’arte del solcare i mari. Era un semplice inchino che Schettino voleva fare per rendere omaggio all’isola. Gli fu fatale. Come è stato fatale l’inchino, rievocato con rara sincerità da PF Barchi nel suo contributo dello scorso 17 ottobre, che il Plrt, per venti anni, ha fatto alla Lega. Il partito, sempre definito con un superlativo, ha sottovalutato o ignorato cosa questo atto servile avrebbe significato e comportato per le persone a bordo. Il relitto, esposto per un anno e che tutti hanno potuto vedere, rappresenta in modo esauriente il Plrt di oggi. Affiora dall’acqua una parte sufficiente del rottame a testimoniare e lasciar immaginare cosa sta sotto: il simbolo della ricchezza e del benessere che sembra ed è sempre stato proposto come sicuro, anche se fu facile sospettarne la fragilità sconcertante. Schettino è l’archetipo dell’élite che è stata al comando del Plrt in questi ultimi venti anni. Elegante, nella sua divisa di capitano, candida come lui presume sia la sua anima, rende l’idea di cosa aspirano per il futuro i giovani del partito: un avvenire contrassegnato dalla certezza di sempre cadere in piedi, d’avere i bonus che garantiscono una vita agiata anche agli incapaci ed un paracadute nel caso qualcosa nel volo andasse storto. Nessuno ammonisce chi la pensa in questo modo: sarebbe come mettere in dubbio la responsabilità personale, per intenderci quella che ha dimostrato il capitano della Costa Concordia quando la sua meravigliosa nave affondava. Lui l’aveva semplicemente abbandonata, trasgredendo a un sacrosanto principio che regola la condotta del capitano: quello di dirigere l’abbandono della nave, in sintesi di dare la priorità alle donne e ai bambini di scendere nelle scialuppe di salvataggio. Ma torniamo all’inchino. Sono venti anni che personalmente rifiuto l’ossequio all’isola, non quella del giglio, ma della cocaina, dei bordelli, del malaffare, dello sprezzo dell’autorità e dello Stato di diritto, della santificazione dei nani e della giustizia debole, asservita alle maggioranze populiste. Eppure, sempre più stupito, constato l’impossibilità d’inserirmi nella recita sulla scena politica, non come intellettuale, ma semplicemente come persona di buon senso. È perciò decisamente giunta l’ora di smettere di chiamare in causa ed accusare d’indifferenza e di cinismo una categoria di uomini e donne proprio da chi dovrebbe essere il primo a riconoscersi fra gli intellettuali ma si pone sempre un gradino sopra, dove si è indenni dal rischio d’essere additati come correi del malandazzo. Ci si eleva sopra la mischia per sottrarsi al pericolo d’essere bersaglio settimanale d’insulti, di dileggio, di sprezzo e per provare quella Schadenfreude quando ad essere colpito è l’‘altro’. I liberali radicali non hanno mai scritto una riga di difesa quando un loro ‘intellettuale’ è stato per ben venti anni brutalmente oltraggiato. Un solo scrittore, Giovanni Orelli, ha avuto il privilegio d’essere stato pubblicamente difeso dai suoi ‘compagni’ di partito. Ma torniamo alle donne e ai bambini. Galusero, quando scrive di prostitute, è un po’ simile al capitano del porto dell’Isola del Giglio che ordina a Schettino di tornare sulla nave. Non suscita indignazione l’insistenza con cui Gobbi e la sua polizia stanano le donne dagli appartamenti per segregarle in superbordelli, autentici carceri femminili per straniere che si vendono per necessità. Alla Lega i bordellari regalano, per il suo settimanale, le belle foto degli annunci erotici. Soddisfano così la sete domenicale di fede del Ticino ‘profondamente cattolico’. E i bambini ecuadoregni che vogliono imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio delle scuole? Possibile che tutti gli spazi occupati dai radicali ai tempi di Zorzi siano oggi lasciati ai socialisti? Quanti liberali indignati hanno scritto qualcosa in favore di questi bambini senza essere sollecitati dalla redazione del ‘Caffè’? Intanto la Costa Concordia ha navigato verso Genova, sostenuta nel galleggiamento da due enormi cassoni e trainata da potenti rimorchiatori. Anche il Plrt è sostenuto da due galleggianti: quello di babordo contiene il principio dell’egemonia dell’economia sulla politica e il concetto, segregazionista, che contrappone il privato allo Stato; in quello di tribordo solo l’aria (fritta) della presunta superiorità della cultura anglosassone e della lingua inglese che sempre s’accompagna ad un analfabetismo politico e all’ignoranza della storia del nostro Paese. I rimorchiatori hanno condotto inesorabilmente il relitto alla rottamazione. Non so se i cantieri liberali ticinesi sapranno costruirne un nuovo natante, atto evidentemente a navigare da solo, senza traino e senza galleggianti supplementari. Vedremo.