...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Un diritto oltre le polemiche - 24 ottobre 2014

Ecuadoregni, soggiorni temporanei e istruzione: parla l’ex capo della Divisione della scuola

‘Un diritto oltre le polemiche’

di Davide Martinoni (La Regione del 24 ottobre 2014)

Diego Erba e l’antico caso dei braccianti stranieri sul Piano: ‘Per legge non potevano farsi raggiungere dalle famiglie, ma quelle arrivavano lo stesso. Il primo pensiero di Comuni e direzioni degli istituti era mandare a lezione i loro figli’.

«Allora si parlava di braccianti stagionali italiani o di altre nazionalità, che per 4-5 mesi lavoravano al raccolto sul Piano di Magadino. Le loro famiglie non avevano il diritto di raggiungerli, ma questo non impediva che ciò succedesse ugualmente. Così arrivavano mogli e figli. Con i ragazzini non si poneva il minimo dubbio: andavano scolarizzati. Comuni e direzioni scolastiche ragionavano in quel senso – come succede ancora oggi, non soltanto nel caso dei piccoli ecuadoregni di Contone –; ma mai che ne sia nata una benché minima polemica a livello politico».

Altri tempi, quelli ricordati alla ‘Regione’ dall’ex capo della Divisione della scuola, Diego Erba. Tempi in cui, anche, prevaleva a livello istituzionale un’etica “trasversale” della salvaguardia del benessere dei più piccoli: il loro bene soprattutto e prima di tutto. Senza se e senza ma; senza argomenti pretestuosi con cui minare un diritto fondamentale anche solo in astratto; diritto che soltanto anni dopo (nel 1997) la Svizzera avrebbe ufficialmente abbracciato aderendo alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (in base alla quale tutti i provvedimenti che interessano l’infanzia devono tenere in considerazione in primo luogo il bene del bambino), rafforzando poi la sua posizione anche a livello politico interno, con una decisione importante adottata nel 2010 dal Consiglio nazionale e inerente alla prevalenza del diritto all’istruzione, rispetto a quello di residenza, per i bambini che risiedono solo temporaneamente in un luogo.

La casistica, insomma, si perpetua. Ma la reazione istituzionale da qualche parte risulta oggi stonata. «Sono almeno 25 anni che in Ticino vige la prevalenza del diritto all’istruzione rispetto a quello legato ai permessi di soggiorno – aggiunge Erba –. E in più ora v’è la decisione del Consiglio nazionale, che non obbliga le direzioni scolastiche a segnalare la presenza scolastica degli allievi al Controllo abitanti, perché poi ne viene a conoscenza la polizia e la famiglia rischia grosso».

Sul polverone che si è alzato in Gambarogno, Erba è critico: «C’è stato un chiaro deficit di comunicazione all’interno del Consiglio di Stato. I due ministri coinvolti, prima di rispondere separatamente, in modo divergente e con eco pubblica, dovevano parlarsi. Le implicazioni scolastiche e quelle riguardanti la residenza temporanea, benché indipendenti una dall’altra, non possono non essere considerate assieme. Credo che prima ancora dei due ministri avrebbe dovuto parlarne il governo, il quale avrebbe poi fatto sicuramente prevalere il diritto all’istruzione. Posso anche presumere, visto come si sono svolti i fatti, che il consigliere Gobbi – sollecitato in un secondo momento – probabilmente non fosse al corrente delle raccomandazioni della Conferenza dei direttori della Pubblica educazione e della decisione del Consiglio nazionale. Se il tema fosse stato discusso in Consiglio di Stato queste divergenze si sarebbero analizzate dapprima all’interno e poi, se del caso, pubblicamente».

“Se i due ministri si fossero parlati, e prima ancora ne avesse discusso il governo, Gobbi avrebbe saputo ciò che probabilmente ignorava”.