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Rassegna stampa

Bambini ecuadoregni diritti a scuola - 21 ottobre 2014

di Francesco Lombardo, presidente associazione Franca (per la promozione dei diritti del bambino) (La Regione del 22 ottobre 2014)

I bambini migranti sono esseri umani soggetti di diritto e non oggetti da sballottare a destra e a sinistra in campagna elettorale. Dovremmo quindi evitare di schierarci su posizioni rigide, perdendo di vista l’interesse superiore e prioritario per questi bambini. Il loro diritto all’istruzione è un diritto umano inalienabile ed universale, sancito nella Convenzione Onu relativa ai diritti del bambino, che la Svizzera ha ratificato nel 1997, nella Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, quindi anche nelle nostre leggi.

Su mandato di Terres des hommes, ho lavorato in Ecuador effettuando una valutazione delle attività di questa organizzazione non governativa e raccogliendo molte informazioni sugli ecuadoregni e le loro usanze e necessità, fra cui la propensione ad emigrare in Europa, soprattutto in Spagna. Per otto mesi all’anno lavorano come contadini, mentre in inverno, si spostano nelle città europee per vendere i loro prodotti tipici e racimolare qualche soldo. La “questione ecuadoregna” è nota in Ticino da almeno 20 anni e le autorità l’hanno confinata in una zona grigia di legalità, facendo per troppo tempo orecchie da mercante, soprattutto dopo la chiusura della struttura a bassa soglia di Lumino, che si è occupata prevalentemente di nuclei familiari di ecuadoregni, per un terzo composti da bambini. È noto che queste persone sono in possesso di un visto turistico di 3 mesi, ma non sono qui per visitare i Castelli di Bellinzona. Disponiamo di leggi, ma che in questo ambito non venivano applicate, poiché fino a ieri questi bambini non beneficiavano del diritto all’istruzione, infatti stavano tutto il giorno all’esterno dei grandi magazzini con i genitori per intenerire i potenziali donatori. Ora vivono in condizioni precarie, inaccettabili per i valori della nostra società. Per molto meno, le autorità di vigilanza sui minori sarebbero legittimate ad intervenire. Qui la domanda s’impone: è più un difetto dei genitori in chiara situazione di povertà economica (non affettiva) o delle nostre autorità, che non applicano il dispositivo di leggi a favore dell’infanzia? La risposta sta nel cercare una mediazione, un dialogo in questo incontro di culture per capire quali sono il bene e l’interesse superiore del bambino, concetti, che coinvolgono genitori, funzionari e legislatori. Fino a ieri, questi bambini sembravano invisibili, poiché a nessuno ha importato della loro salute e del loro diritto all’educazione. Il Decs e il Comune di Gambarogno hanno il merito di essere finalmente intervenuti, inserendoli nelle classi. Con un po’ di buon senso e con tanta umanità, sono sicuro che si riuscirà a trovare una soluzione a questa delicata situazione. Un aiuto può giungere dai vari attori del mondo scolastico, dalle Ong locali che operano a favore dell’infanzia, dai servizi del Dss e del Di, dalla politica, dall’intera comunità. È degno di un Paese evoluto e civile, limitarsi a rispondere ancora “fö di ball” contro questi bambini?

Tra il modello repressivo e quello dell’accoglienza (non incondizionata e senza controllo), scelgo senza dubbio quest’ultimo, poiché l’esperienza sul campo c’insegna, che da un abbraccio solidale può sempre nascere qualcosa di bello. Se ciò vale per un adulto, vale ancor di più per un bambino di ogni nazionalità.