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Rassegna stampa

Un gesto di grande civiltà - 21 ottobre 2014

Il vescovo emerito Grampa sulla scolarizzazione dei bimbi ecuadoregni: ‘Plauso al Municipio’
 
di Davide Martinoni (La Regione del 21 ottobre 2014)

Intanto l’esecutivo di sponda sinistra ha deciso ieri di chiedere qual è la posizione ufficiale del Consiglio di Stato

«Premetto che non è mia intenzione esprimermi sulle contrapposizioni partitiche fra i due ministri coinvolti. Nel merito della questione dico invece che ritengo assolutamente giusto che i due bambini, in quanto residenti da qualche tempo in comune, possano avere accesso alla scuola pubblica». Monsignor Pier Giacomo Grampa, vescovo emerito della Diocesi di Lugano, attualmente a Roma per la beatificazione di Paolo VI, sollecitato dalla ‘Regione’ non si sottrae ad un commento riguardante il tema ticinese del momento: la scolarizzazione di due bambini ecuadoregni residenti in Gambarogno, sostenuta dal Dipartimento educazione cultura e sport, con il suo direttore Manuele Bertoli, e avversata invece da Norman Gobbi, capo dal Dipartimento istituzioni. «Se quelle famiglie, con i loro figli, sono a Contone, qualche permesso dovranno pur averlo – commenta il vescovo emerito –. Il fatto di accogliere a scuola due bambini è senza dubbio un gesto di grande civiltà e di spirito sociale». Di più: «Da un punto di vista umanitario plaudo al comportamento democratico, sociale, coraggioso del Municipio di Gambarogno, che ha aperto le scuole per questi bambini nel periodo della loro permanenza in comune: non credo ciò comporti un insostenibile aumento delle spese per il Cantone, per la scuola o per il Comune... Ripeto: il gesto è senz’altro degno e da apprezzare». Il vescovo di Lugano, Valerio Lazzeri, ha invece preferito non commentare la questione, da lui giudicata di «carattere politico».

‘Demonizzare è avvilente’

Intanto, sulla questione è tornato a parlare ieri il Municipio di Gambarogno, che alla luce delle posizioni discordanti dei due ministri ha deciso di chiedere una presa di posizione ufficiale al Consiglio di Stato. Oltre all’esecutivo si sono fatte sentire l’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni e la sezione del Partito socialista di Centovalli e Pedemonte. Quest’ultima giudica la scolarizzazione decisa dal Municipio “un provvedimento pienamente giustificato, conforme alle nostre tradizioni umanitarie e che permette a questi bambini di poter interagire con i loro coetanei ticinesi”. Il diritto alla scolarizzazione “è riconosciuto dalla legislazione federale e cantonale, nonché sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia”. Considerato invece “deplorevole” l’intervento del Dipartimento istituzioni, che “con argomentazioni pretestuose ha voluto interferire nei confronti dell’operato delle autorità scolastiche comunali e cantonali”. L’opportunità della scolarizzazione concessa in Gambarogno, conclude, deve diventare “una prassi da seguire in tutti i casi analoghi che potranno verificarsi in futuro”. Per l’Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni, invece, la vicenda “pone l’accento sulla necessità di nuovamente riflettere, in Ticino, sul ruolo dell’istruzione”. Questo ricordando che “la Convenzione per i diritti dell’infanzia, ratificata dalla Svizzera nel ’97, ‘riconosce il diritto del fanciullo all’educazione, (…) in base all’uguaglianza delle possibilità’, sostiene ‘l'insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti’ e chiede che gli Stati si impegnino ad adottare ‘misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola’”. Nel caso specifico è “inutile nascondersi dietro a un dito fingendo che i due bimbi ecuadoregni di Gambarogno siano i primi in questo cantone a frequentare una scuola comunale pur non essendo in regola con i permessi di soggiorno. Il Ticino è sempre stato un cantone ospitale, come i suoi Comuni, anche quando non vi erano ancora le raccomandazioni della Commissione federale della migrazione e della Conferenza svizzera dei direttori della Pubblica edizione. Demonizzare, ora, questo caso come se fosse solo il primo atto di un’invasione barbarica alle porte, è avvilente”. Occorre “il rispetto del diritto all’istruzione, che deve essere garantito indipendentemente dallo statuto dei genitori”.