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Rassegna stampa

La democrazia va allargata - 8 ottobre 2014

di Adriano Venuti (Corriere dell’8 ottobre 2014)

«La democrazia semplicemente non funziona» è il titolo di una canzone degli Zen Circus, gruppo probabilmente sconosciuto alla maggioranza dei politici ticinesi e svizzeri. Più noto è, però, Giorgio Gaber che nel 1991, quando il mondo intero iniziava a confrontarsi con il disgregamento dell’URSS, in un suo famoso brano sosteneva che «qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia».

Queste due canzoni si riferiscono chiaramente alla realtà italiana, dove nel corso degli anni lo Stato democratico è stato più volte e in vari modi messo in discussione. Conosciamo tutti abbastanza bene la storia degli anni di piombo, del terrorismo, dei tentativi di golpe, delle stragi di Stato, della probabile trattativa tra Stato e mafia ecc.

E da noi, come sta la democrazia? Siamo sicuri che funzioni, che sia qualcosa di limpido? Io, personalmente, non ne sono molto convinto. Credo che la nostra democrazia, già imperfetta per definizione, si stia sempre più allontanado dai propri principii.

Almeno due sono i suoi difetti, il primo è la rappresentatività.

Prendiamo come esempio una delle ultime votazioni, quella dello scorso 28 settembre sulla cassa malati unica, considerando i risultati per il solo Cantone Ticino. Non sono un esperto di statistica, ma proviamo a fare un paio di calcoli.

Per questa votazione, si sono recate alle urne 112’667 persone, pari al 52,5% degli aventi diritto di voto. Il restante 47,5%, cioè 101’936 persone, non ha espresso una propria scelta.

A fine 2013 la popolazione residente in maniera permanente in Ticino era di 346’539 unità: 252’173 svizzeri e 94’366 stranieri. Considerando che gli aventi diritto di voto rappresentano l’85% degli svizzeri, possiamo ipotizzare che, tra gli stranieri, i maggiorenni (quindi coloro che se fossero svizzeri potrebbero votare) siano 80’211. Teniamo a mente queste cifre.

La cassa malati la devono pagare tutti i residenti, adulti e bambini, svizzeri e stranieri, quindi è un tema che coinvolge tutti.

Sommando le cittadine e i cittadini che hanno scelto di non votare (101’936 persone) con i maggiorenni stranieri che non hanno potuto votare (80’211 persone) abbiamo 182’147 persone che pur dovendo pagare la cassa malati, per sé o per i propri figli, non hanno voluto o non hanno potuto esprimere la propria volontà. Questa cifra è di molto superiore a quella di coloro che hanno partecipato alla votazione (112’667 persone).

Volendo andare fino in fondo in questa analisi, possiamo dire che 346’539 persone dovranno continuare ad avere un’assicurazione malattia privata perché 62’680 persone (il 18% della popolazione residente in Ticino) hanno deciso così.

L’altro argomento che mi sembra giusto sottolineare è il costo della democrazia.

Gli assicuratori privati e altri gruppi contrari alla Cassa malati unica hanno speso, a livello nazionale, 5 milioni di franchi per propagandare il no e quindi per difendere il sistema assicurativo in vigore.

Coloro che invece volevano riformare questo sistema introducendo, appunto, la cassa unica hanno speso circa 250’000 franchi. È evidente la sproporzione e credo che sia giusto e doveroso chiedersi quanto costi la democrazia. Quando si dispone di grosse quantità di denaro, è molto più facile veicolare il proprio messaggio e quindi convincere il maggior numero di persone.

Perché ci sono donne e uomini che pur potendo non partecipano al processo democratico? Perché altre persone pur volendo parteciparvi non possono farlo? Perché si permette che la democrazia sia ad appannaggio del miglior offerente?

Questi sono alcuni argomenti che la politica dovrebbe affrontare seriamente, con ragionevolezza e con coscienza. Con la consapevolezza che la società è in continuo mutamento e che anche la democrazia va riformata, allargata, democratizzata.