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Rassegna stampa

Ma saliamo al terzo piano - 3 ottobre 2014

di Matteo Caratti (La Regione 3 ottobre 2014)

Ma non vi state annoiando a furia di sentire sempre ripetere le stesse cose dai soliti noti? Se ci alziamo e piove è colpa dei frontalieri. Se fa troppo caldo è colpa dei padroncini. Se inizia a nevicare è colpa di Berna. Se smette di nevicare è colpa di Fallitalia. E tanti, troppi, sono pronti a fare loro sempre più da grancassa: ‘Sì è vero, è proprio colpa loro’. Poi la domenica, fra un insulto e uno sberleffo, ci annunciano: ‘Aveva ragione il Nano, siamo noi che l’abbiamo detto per primi, gli altri ci copiano’. E a furia di sentirle e di leggerle ’ste cose, sempre le stesse, domenica dopo domenica, ti entrano in testa. Ci si crede, anche perché, purtroppo, altri non te ne raccontano altre. Già, gli altri. Ma dove sono finiti? Gli altri che ti dovrebbero fare vedere il mondo che gira anche da un’altra prospettiva. Dove sono? Una buona parte di loro, spaventati o incapaci di pensare con la loro di testa ad altro, hanno finito per seguire i magici pifferai della domenica. Un tempo solo della domenica. Ora non più. Del lunedì, del martedì, del mercoledì, del giovedì, del venerdì, a volte il sabato si riposano, ma poi alla domenica fanno il botto. Cosa sarebbe ormai la domenica senza di loro? Una giornata scandita solo dal suono delle campane per la messa, ma ormai chi ci va più a messa? Meglio dunque che ci siano anche loro, perché la sanno lunga. Sono rassicuranti. Ti dicono chi ha fatto bene (solo loro) e chi ha cannato. Chi è cretino e chi è scemo. Loro mai, sempre gli altri. La sanno talmente lunga che hanno messo a tacere quasi tutti. Anche quelli dei vari tavoli di sasso. Con la loro di grande famiglia, hanno zittito le grandi famiglie che hanno fatto per tanti anni il bello e il brutto tempo. Proprio quelle grandi famiglie che vent’anni fa credevano che ‘quelli della domenica’ sarebbero stati un fenomeno passeggero e, sbagliandosi e facendo un po’ tanto i loro di interessi, hanno detto alle loro truppe: ‘Ignorateli quelli lì, non fate loro pubblicità: vedrete, spariranno da soli’. Ma non sono spariti, anzi si sono moltiplicati, rafforzati. A sparire o a indebolirsi, sono stati invece certi modi di pensare di prima. Non solo quelli ormai sorpassati da piccola tribù, ma anche quelli validi, eterni. Come l’attaccamento alle istituzioni, l’amore profondo per la democrazia, lo stato di diritto e altri principi fondamentali che ci sono stati lasciati in eredità.

Eppure, oltre al sole e alla pioggia, al caldo e al freddo, alla neve e a chi è scemo e cretino, c’è anche dell’altro. C’è la bellezza della forza positiva e propositiva che ti spinge a costruire assieme ad altri progetti per la nostra comunità. Già, ma quali progetti? Avere delle idee, cercare alleanze e concretizzarle non è facile, costa fatica. Tanta fatica. Ma qualcuno ci prova? Partendo per es. dall’ambiente in cui viviamo, sempre più ristretto, sta consumandosi lentamente: quanto verde vogliamo ancora attorno a noi? Quali zone desideriamo preservare dall’invasione di strade, autostrade, case e palazzi? Cosa proponiamo, come possibilità di studio e di lavoro ai nostri giovani? Su cosa puntiamo: formazione (quale?), turismo (quale?), piazza finanziaria (quale?)? E, se c’è proprio da dare una pedata nel sedere a qualcuno, vale la pena darla a chi fa anche sfacciatamente l’interesse privato, quando deve invece fare quello pubblico. Non da ultimo: su quali gambe far correre quelle idee? Insomma: è meglio sedersi in un bunker a darci sberle e a indicare colpevoli sbirciando dal buco? O, farsi forza, crederci ancora, salire al terzo piano e scrutare l’orizzonte dal balcone? Le due scelte non sono compatibili fra loro. Non si può condurre un’automobile frenando e gasando allo stesso momento. Passano gli anni e sembrano esserci sempre meno persone pronte a salire al terzo piano. Per paura di cosa? Dei pomodori?