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Rassegna stampa

Casse malati e superbordelli - 24 settembre 2014


di Arnaldo Alberti (La Regione del 24 settembre 2014)

Ci si può chiedere se la dignità della donna è salvaguardata quando offre i suoi servizi in un superbordello. Così come se la dignità della persona malata è protetta quando deve sottostare ai capricci delle casse malati private. Sono questi i due problemi che si pongono ai cittadini e alle cittadine del cantone. In entrambe le questioni si pone una domanda fondamentale: è lecito lucrare su uno stato di necessità? Mai come oggi il livello e la tensione morale si sono abbassati. L’avidità di denaro precipita metà della gente nel caos delle trasgressioni più indecenti e l’altra metà ad accettarle passivamente. Il problema sessuale, analogamente alla malattia, costringe la persona a stati fisici e psichici di sofferenza risolti, per evitare la pedofilia, le molestie e gli stupri, da operatrici, tutte straniere. Da noi un’insincera morale cattolica colloca le prostitute in una categoria di subumani da rinchiudere, per controllarle, in strutture che rendono milioni ai papponi nostrani travestiti da imprenditori. Con ciò che si progetta a Cadenazzo e a Locarno, e che si è già fatto a Lugano, perdono dignità tanto le operatrici, autentiche schiave rinchiuse in carceri e costrette a lavorare oltre dodici ore al giorno, quanto si degradano i clienti, o meglio i pazienti che in città civili, come ad esempio è Berna, vengono ricevuti in appartamenti, censiti, protetti e controllati rigorosamente dalla polizia. Sono abitazioni dove il decoro è salvaguardato e ogni possibilità di turismo del sesso e di sfruttamento della prostituzione è esclusa. I cattolici credenti, per riordinare le loro idee confuse, dovrebbero salire alla Madonna del Sasso a Orselina, soffermarsi un momento a meditare davanti al quadro della Deposizione (un capolavoro del Ciseri) e chiedersi come mai la Maddalena, col viso coperto da un tesoro fluente di capelli, è una figura centrale della scena. Galusero, che è stato in polizia e sa di cosa parla, conferma l’inopportunità per il Ticino d’essere il bordello della Lombardia. Si ripropone ostinatamente, prima con le banche, poi con le case da gioco, un modello di cantone che vive, invece che sul proprio lavoro, sulle disgrazie e i vizi dei vicini. Ma tant’è e perché preoccuparsi quando il Consiglio federale viene a Lugano a ossequiare, col sorriso sulle labbra, una maggioranza della popolazione decisa a continuare a guazzare nel malaffare. Ai tempi di Zorzi, oggi commemorato, da Berna non veniva mai nessuno. Chissà perché? Il segno è stato passato proprio dalla Lega. Sta tradendo i suoi supporter che graffitavano sui muri: “scassamalati”, un neologismo che definisce in modo più che azzeccato il rapporto fra casse e utenti. La Lega ha gettato la maschera della connotazione sociale per rivelarsi quello che effettivamente è: il braccio “armato” degli opportunisti che vogliono arricchire i ricchi e impoverire i poveri. Zali ne è la conferma. Lui, che neanche si paga la sua cassa pensione, toglie parte da quel poco che resta nel portamonete dei poveracci che lavorano duro, frontalieri e ticinesi, per fargli pagare il posteggio e raddrizzare i conti dello Stato. Questo modo di far cassa sembra una barzelletta tanto è ridicolo e triviale. Gobbi, il suo compare in governo, pretende 50 agenti di polizia in più per controllare i disperati che starebbero tranquilli se ai giovani si desse una prospettiva per il futuro e si pagasse decentemente chi lavora. Il controllo democratico, da esercitarsi sul nuovo istituto della Cassa malati pubblica, dà fastidio alla destra abituata a fare i suoi comodi senza interferenze. Sarà un controllo competente ed efficace per evitare gli abusi e i soprusi dei sessanta manager, alla testa delle attuali casse private, che sin qui ne hanno fatte di tutti i colori. Sono persino arrivati al punto di scippare alcune centinaia di milioni al nostro povero Cantone. Altro che la “trappola rossa” e la “sanità italiana” degli slogan apparsi sui cartelloni pubblicitari! Nella trappola ci siamo già, ma è una nera; una tagliola che spudoratamente permette di lucrare proprio su chi già sta male.