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Rassegna stampa

Siamo (quasi tutti) bravi cittadini - 26 settembre 2014

di Giorgio Mainini (La Regione del 26 settembre 2014)

Siamo tutti, o quasi, bravi cittadini. Andiamo a votare, paghiamo le imposte, circoliamo a destra, siamo ligi a leggi e regolamenti, onoriamo il padre e la madre anche se ci capita di desiderare la donna o la roba d’altri.

Rispettiamo le autorità elette o nominate anche se, non troppo di rado, farlo ci costa fatica.

Per esempio, facciamo fatica a credere alle competenze di chi ha scritto la Costituzione cantonale del 1998, che abbiamo già dovuto emendare in sei o sette articoli; o in chi ha steso un Codice di procedura penale che costringe gli agenti di polizia a passare ore e ore davanti al computer invece di esser fuori a controllare che non accadano cose indegne.

Noi normali cittadini non cogliamo le sottigliezze che solo raffinate menti giuridiche riescono a penetrare.

Per esempio, incorre in reato l’inquilino che non denuncia, anche solo se ne ha il sospetto, il vicino che maltratta la moglie, ma non vi incorre chi, membro del Consiglio di amministrazione di un ente pubblico, non denuncia il comportamento scorretto di un suo dipendente con funzioni di responsabilità. Nel 1539 Ignazio di Loyola e nove suoi compagni definirono tre “disposizioni d’animo”.

La terza stabilisce che «si deve valutare ciò che è meglio, in modo autonomo e disponendosi ad assumere come propria la decisione presa dal gruppo. A volte infatti può accadere che una o più persone partecipino al discernimento comunitario di un gruppo, […] con una riserva mentale e affettiva: […]. Di conseguenza succede che, quando si passa alla fase della messa in opera della decisione presa, queste persone dicano: “Voi avete deciso”, “loro hanno voluto” […]. Questo atteggiamento di fatto impedisce alla decisione di essere realizzata». Qualcuno, il solito malizioso, potrebbe pensare che, verso la fine del 2013 o all’inizio del 2014, un sempre sorridente personaggio pubblico si sia messo proprio in questa “disposizione d’animo”. Immagina: un consigliere di Stato si fa portare con la TI 1 ad una riunione, scende e, oh meraviglia!, diventa semplice cittadino, poi, finito il duro lavoro, esce, si ritrasforma in consigliere di Stato e risale sulla TI 1. Ma qui da noi non è solo il cielo ad essere sereno, o azzurro, per dirla con Maddalena Sanvido.

Sempre per esempio, facciamo fatica a comprendere come alcune inchieste della magistratura vadano avanti per tempi biblici e altre si concludano in pochi giorni. Da semplici cittadini certe cose non le possiamo scrivere; niente però ci vieta di citare un granconsigliere che ha detto chiaro e tondo che “tra di loro evidentemente non si fanno del male”.

Dovremmo averci fatto il callo, con consiglieri federali che, in modo beninteso del tutto legale, “ottimizzano” il loro dovuto al fisco, quando noi paghiamo brontolando ma senza fare un cip; con deputati che si facevano scarrozzare, così volevano farci credere, dalla segretaria quando erano pieni oltre il consentito; con ex deputati che, dopo aver fatto pagare al Cantone una barca di soldi di troppo per asfaltare le strade, non si candidano più e ottengono un entusiastico applauso corale dai loro amici; con membri di Consigli di amministrazione di un’istituzione garantita dello Stato che creano buchi di svariate decine di milioni di franchi e che se la cavano con una pacca sulle spalle. Diciamoci la verità: noi bravi cittadini ne abbiamo strapiene le scatole. E dico “scatole”.

Sarebbe bene che si cominciasse, su nelle alte sfere, a chiedersi se “legittimo” e “giusto” siano sinonimi. Ma è pura utopia: già fra i nostri antenati che vivevano sugli alberi chi voleva diventare il maschio alfa non filosofava, ma menava botte da orbi, e lo sconfitto o chi perdeva il primato andava ramingo a morire nella foresta.

Oggi no: gli ex maschi alfa e i trombati vengono nominati delegati agli enti più improbabili, consiglieri d’amministrazione o direttori di qualche società pubblica o parapubblica.