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Rassegna stampa

Per fortuna c'é Losanna - 10 settembre 2014

IL COMMENTO

di Matteo Caratti (La Regione del 10 settembre 2014)

Non auguriamo a nessuno – anche se purtroppo capita – di dover attendere anni e anni perché giustizia sia fatta. Nel nostro caso anche per fatti molto semplici da valutare.

Casus belli è un articolo, apparso sulla prima pagina del defunto ‘10 Minuti’ (foglio diretto da Boris Bignasca, fra l’altro oggetto di altri due decreti d‘accusa!), titolato a caratteri cubitali ‘laRegioneTicino un giornale d’assassini?’. Un articolo, risalente al lontano dicembre 2011, con tanto di fotomontaggio di chi qui scrive coltello in mano e indumenti macchiati di sangue.

Pensate, al Ministero Pubblico di Lugano ci sono voluti quasi tre anni affinché, dopo un decreto d’abbandono che – come si dice – passava l’acqua bassa, emettesse finalmente un decreto di accusa contro Boris Bignasca e le sue diffamanti, gratuite pesantissime sparate.

Se ormai tre anni or sono abbiamo querelato il direttore della testata, lo abbiamo certamente fatto per difendere la nostra onorabilità, ma soprattutto per non consentirgli di screditare impunemente il valore del lavoro giornalistico che quotidianamente svolgiamo. Peccato che, in prima battuta, il procuratore pubblico, che ha esaminato i vari epiteti e i fatti, non abbia ravvisato alcun estremo di reato e ci abbia messi a tacere con un decreto di abbandono. Non è stato il solo: dello stesso parere sono stati anche i magistrati della Corte dei reclami penali del Tribunale di Appello esaminando il nostro ricorso.

Per fortuna, però, il Ticino è (ancora) in Svizzera e c’è una strada che porta al Tribunale federale di Losanna. Un Tribunale con una Corte che è lontana dalle paure, e fors’anche dalle pressioni di chi qui da noi con tanta disinvoltura maneggia il proprio potere politico, e fa sentire il fiato sul collo dei magistrati. E così, Mon Repos ha clamorosamente chiesto alla procura di Lugano di riaprire l’inchiesta.

Le nostre querele e gli atti sono quindi tornati in Ticino, con le indicazioni da parte della massima Corte svizzera su come dovevano essere rifatti i compiti, ritenuto che la scusante dell’antagonismo politico era arbitraria. Siamo così finalmente giunti al decreto di accusa per diffamazione, ingiuria, mancata opposizione a una pubblicazione punibile e ripetuta infrazione alla Legge federale contro la concorrenza sleale stilato – sembra quasi impossibile – dallo stesso magistrato che in prima battuta aveva deciso che non c’era nessun reato da parte dell’esponente leghista.

Che dire? Due le riflessioni in attesa della decisione della Pretura penale. Primo: sconsola il fatto che, per ottenere un giudizio da parte della giustizia inquirente in un caso che sembra lampante, si debba andare prima fino a Losanna. Ciò dimostra il potere di condizionamento, magari anche incosciente, della Lega e di certi suoi mass media sulla magistratura, che vanta sempre la sua indipendenza, in questo caso, a nostro avviso, rimasta teorica.

Secondo: osserviamo come per vincere cause contro certi poteri forti, bisogna avere buoni, anzi ottimi, avvocati e soldi a disposizione. Non è da tutti. E, non essendolo, alla fine la giustizia si rivela per essere semplicemente ingiusta.

Ora non ci resta che attendere che la Pretura penale stabilisca la data del processo. Siccome i termini di prescrizione (e non solo per noi cfr. servizio a pagina 3) non sono poi tanto lontani, speriamo che alla prima ingiustizia subita non se ne aggiunga ancora un’altra, lasciando andare in fumo i presunti reati.