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Rassegna stampa

Ingiuriati e diffamati - 10 settembre 2014

‘laRegione’ contro Boris Bignasca: decreto d’accusa per il direttore del Mattinonline

POL/A.MA.(La Regione del 10 settembre 2014)

Condannato per due pubblicazioni ‘ingiuriose e diffamanti’ sul sito e sul ‘10 Minuti’, il figlio del Nano impugna la decisione del pp Andrea Pagani

Quarantacinque aliquote giornaliere da novanta franchi, sospese condizionalmente per due anni, e una multa di cinquecento franchi. È quanto il procuratore pubblico Andrea Pagani propone nel decreto d’accusa emanato a fine agosto nei confronti di Boris Bignasca , presidente del Movimento dei giovani leghisti e direttore del ‘Mattinonline’, organo internet della Lega. Bignasca, che nel frattempo ha impugnato la decisione, viene ritenuto colpevole di diffamazione, ingiuria, mancata opposizione a una pubblicazione punibile e ripetuta infrazione alla Legge federale contro la concorrenza sleale. Supposti reati, quelli addebitati a Bignasca junior, riconducibili alla vertenza che lo oppone alla Regiopress Sa, società editrice della ‘RegioneTicino’, e al direttore della testata Matteo Caratti . Nel decreto d’accusa il pp Pagani sostiene che il figlio del Nano avrebbe diffamato la Regiopress Sa e Caratti in un articolo intitolato “laRegione: un giornale di assassini?”. Articolo nel quale si relazionava il suicidio di un avvocato luganese con un servizio, apparso su queste colonne qualche giorno prima del tragico gesto, che, citando un’inchiesta giudiziaria italiana, riferiva di presunti legami del legale con la ‘ndrangheta. Nell’edizione del ‘10 Minuti’ del 7 dicembre 2011 si ingiuriava inoltre Caratti “definendolo – si ricorda nel decreto – ‘gentaglia’ rispettivamente ritraendolo in un fotomontaggio con un coltello in mano e gli indumenti sporchi di sangue”. Due settimane più tardi Boris Bignasca, in qualità di direttore del ‘10 Minuti’, avrebbe poi “intenzionalmente omesso” di impedire la pubblicazione di un pezzo intitolato ‘Il mostro di Bellinzona’ nel quale si diffamava nuovamente la Regiopress Sa, rendendola “sospetta di condotta disonorevole” poiché contava tra i suoi collaboratori l’ex direttore della Società nuoto Bellinzona, all’epoca dei fatti indiziato per “gravi reati di natura sessuale a danno di fanciulli”. Fatti questi che avrebbero inoltre portato Bignasca junior a infrangere le norme che regolano la concorrenza.

Si torna in Ticino

A Lugano si riapre così un dossier che, per decisione della Procura, nel marzo del 2013 si voleva archiviare con dei decreti d’abbandono. Le decisioni del pp Pagani erano peraltro state confermate, quattro mesi più tardi, dalla Corte dei reclami penali (Crp) presieduta da Mauro Mini. La Regiopress Sa e il direttore della ‘Regione’ Matteo Caratti, patrocinati dagli avvocati Mario Molo e Davide Cerutti, dello studio Molo Avvocati, avevano allora deciso di ricorrere al Tribunale federale. E in una sentenza datata 27 febbraio 2014 i giudici di Mon Repos hanno accolto i ricorsi di Caratti e della società editrice, rispedendo gli atti in Ticino per “una nuova decisione”. Nuova decisione che è stata presa a fine agosto dal pp Andrea Pagani, il quale ha per l’appunto proposto di condannare Boris Bignasca. Bignasca – coinvolto anche in altri due processi (vedi articolo sotto) – che ha impugnato il decreto d’accusa. Si andrà quindi in aula, a processo.