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Rassegna stampa

In 40 contro Robbiani - 6 settembre 2014

Paragone burqa-sacco dei rifiuti, un ‘gruppo spontaneo’ pronto a costituirsi accusatore privato

di Paolo Ascierto e Andrea Manna (La Regione del 6 settembre 2014)

In ‘qualità di esseri umani’, dei cittadini si sentono lesi da quanto il granconsigliere ha pubblicato sei mesi fa in Facebook e chiedono i danni morali al leghista

Internet, politica e magistratura. Dopo il decreto d’accusa impugnato nelle scorse settimane dal dipendente comunale di Lugano Adriano Venuti, a Palazzo di giustizia sono pendenti altri casi legati a doppio filo con il web. Quello più ‘fresco’ riguarda la querela contro ignoti inoltrata dal presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, pesantemente insultato su una pagina ‘Facebook’ in seguito al discorso tenuto il Primo d’agosto. Più datato invece il ‘caso’ Massimiliano Robbiani : sempre su Facebook il granconsigliere leghista e municipale di Mendrisio aveva postato, lo scorso marzo, un fotomontaggio con il quale si paragonavano donne in burqa a sacchi dei rifiuti. L’incarto è stato aperto lo scorso aprile dal procuratore pubblico Paolo Bordoli che, prima di esprimersi, sta approfondendo diversi aspetti. Tra questi, la richiesta di una quarantina di persone che, oltre ad avere denunciato Robbiani, intende costituirsi parte civile. O, per dirla con il nuovo Codice di procedura penale, si propone nel ruolo di accusatore privato – domandando i danni morali – in quanto ritiene «che l’immagine in questione sia lesiva della dignità umana». A patrocinare il gruppo «spontaneo» – composto da musulmani, cristiani e persone che fanno riferimento ad altre o a nessuna ideologia – è l’avvocato locarnese Cristina Clemente (che pure intende costituirsi accusatore privato). «A titolo personale – dichiara Clemente alla ‘Regione’ – segnalo che indubbiamente l’immagine istigava alla violenza». Un po’ perché il fotomontaggio con le donne in burqa e i sacchi dei rifiuti era accompagnato dalla frase “Trovate le differenze” e dal commento “Ragione in più per pagare la tassa sul sacco!!!”; un po’ perché, aggiunge l’avvocato locarnese, «nei vari commenti, atroci, si leggeva la disponibilità a portare le donne velate in discarica, a bruciarle e via dicendo». Tanto è bastato per spingere la quarantina di persone a chiedere a Robbiani i danni morali, poiché si sentono parte lesa in quanto «esseri umani».

Toccherà ora al pp Bordoli stabilire in primo luogo se a Robbiani possano essere addebitati dei reati. In secondo luogo se per tali reati – si parla della violazione dell’articolo del Codice penale svizzero relativo alla discriminazione razziale – sia possibile costituirsi accusatori privati, poiché ci si sente lesi in qualità di esseri umani. La giurisprudenza non scioglie questo nodo. Ed è anche per questo motivo che il caso giace da quasi sei mesi sui tavoli di Palazzo di giustizia.