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Rassegna stampa

Trasporto di nuvole - 26 agosto 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 26 agosto 2014)

E dàgli! Non trovate che hanno stufato quei politici al timone del cantone, che al posto di vedere il bicchiere dalla parte mezza piena, continuano a guardare quella mezza vuota, spesso perché non amano l’etichetta del vino? Finiscono così per bocciare qualsiasi proposta messa sul tavolo da altri senza nemmeno entrare nel merito. Hanno stufato ma non solo. Sul ring si dimostrano a conti fatti poco utili. Sbuffando in politichese, spostano da Airolo a Chiasso nuvoloni politici, senza darsi in concreto da fare per risolvere i nostri problemi. Come? Con più idee, meno slogan e meno voglia di mettere k.o. i propri avversari.

Ecco qualche esempio. Il presidente del Plr Rocco Cattaneo, settimana scorsa ha bocciato senza appello la proposta del ministro e presidente Bertoli: il socialista sulle nostre colonne ha suggerito un’iniziativa per cercare di rilanciare l’economia cantonale tramite l’acquisto di terreni pregiati da parte del Cantone da poi destinare a imprese di qualità e innovative capaci di offrire salari decorosi e occupazione ai residenti. Apriti cielo! Trascorrono appena ventiquattro ore e il presidente liberale smonta su due piedi l’idea: per lui la proposta di acquisto è addirittura di stampo sovietico. Eresia. In sostanza, per Cattaneo, la via è un’altra: puntare in particolare su uno Stato che garantisca condizioni quadro e mirare – novità delle novità! – a una fiscalità più leggera. Davvero originale! Da gettare alle ortiche dunque l’idea di Bertoli? Tertium non datur? Gianni Guidicelli, deputato Ppd e sindacalista, intervenendo sempre su ‘laRegione’, ha invece detto di aver trovato nella proposta bertoliana qualcosa di buono. Ha rilevato aspetti interessanti da approfondire, visto che comunque sia l’obiettivo era e resta molto nobile: mantenere e possibilmente creare in Ticino posti di lavoro. Dulcis in fundo persino il direttore dell’Aiti Stefano Modenini, che non ci risulta abbia studiato economia pianificata dalle parti di Mosca, trova che l’auspicio di Bertoli, affinché lo Stato si attivi maggiormente nell’indirizzare la politica economica, vada approfondito.

Cattaneo non è però solo nel vedere immediatamente profondo rosso. Ha un degno compagno di merende: il suo omologo Ppd, il presidente Giovanni Jelmini, il cui profilo (con relativi inciuci) troppo spesso risulta purtroppo appiattito… sulla Lega. Costituzione alla mano, il presidente pipidino ha pontificato su come debbasi comportare un presidente di governo. In sostanza nell’anno presidenziale il primus inter pares deve trasformarsi in una sorta di camomillina. Davvero? E se andassimo a ripescare le esternazioni che, molto liberamente e senza tanti polveroni, hanno fatto questo o quel presidente in carica del CdS prima di Bertoli? Nuvoloni, nuvoloni e basta. I due esempi dimostrano ancora una volta che è meglio far finta di dire qualcosa di importante, quando, a ben vedere, non si sta dicendo proprio nulla. Lo scopo è ‘solo’ quello di fucilare sul nascere qualsiasi proposta che non sia della propria scuderia.

Perché mai ciò accade? Perché fare politica, in un sistema consociativo nel quale tutti appena hanno raggiunto un certo peso si trovano nella stanza dei bottoni, significa doversi impegnare. Impegnare a trovare anche la quadratura del cerchio, smussando i propri spigoli, per riuscire a costruire assieme agli altri partiti una soluzione condivisa. Un metodo che costa fatica. Meglio quindi sbattere le porte in faccia all’avversario e continuare a parlarsi semplicemente addosso. Fa più effetto (mediatico), ma intanto il cantone non fa passi avanti, anzi ne fa due indietro. E la disoccupazione è quella che è.