...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Un uomo buono e sapiente - 20 agosto 2014

L’EDITORIALE

di Aldo Bertagni (La Regione del 20 agosto 2014)

Strano destino quello dei buoni. Restano nei nostri ricordi le azioni di bontà, i messaggi di fratellanza, i sorrisi disponibili, quasi come se da sole, queste attitudini, già bastassero a giustificare una vita. Li ricordiamo, gli uomini buoni, con la loro presenza manifestata nel dono e ci basta, ignorando che dietro la bontà c’è quasi sempre la sapienza, ovvero il possesso di scienza e dottrina. La responsabilità del gesto. Ecco, padre Callisto era soprattutto questo. Un uomo buono e dunque sapiente.

Un uomo che aveva scelto il dono come paradigma della propria esistenza e che in questa virtù ha dedicato l’intera vita cercando di non dare mai per scontato l’evento, che poi è grazia. Perché donare è una cosa, saper donare qualcosa di valore è altra cosa. Più complicata.

Certo, la dottrina. Uomo rigoroso, come è stato ricordato ieri ai suoi funerali, e metodico perché nulla s’inventa ma tutto si studia, s’impara. Uomo di Chiesa là dove la Chiesa a volte si è dimenticata di esserci. Come le periferie delle città e dell’umanità. Eppure è nella ricerca, nella storia e nella saggezza degli antichi che si ricavano le domande del presente. Ecco, al Callisto biblista questo era molto chiaro.

Rigore e disciplina, dunque, negli studi come nel metodo, per poi preparare l’evento o meglio il dono della grazia di francescana virtù. E proporlo, come regalo, ai contemporanei spesso frastornati e confusi.

Ce ne vuole di arte e parte per essere buoni. Occorre aver compreso che la fatica e l’impegno hanno senso solo se dedicati a un obiettivo, a un fine ultimo. Occorre aver passione per la vita, per la comunità, per il prossimo, per il quotidiano. E anche, occorre la ‘parte’; l’esserci, uomo fra gli uomini. È necessario, a volte, dover essere ‘uomo di parte’ che non vuol dire stare solo di qua e avversare quelli di là. No, al contrario. Perché partecipare è in verità sinonimo di confronto e comunione nella ricerca della reciproca comprensione. Stare da una parte, a volte, serve anche per scrollare, spolverare i simulacri rassicuranti e gettare il sasso nella palude della fede imperturbabile. Ed è quest’ultimo un gesto di vera bontà, perché finisce col rigenerare anche coloro che – per paura o per ignavia – non ci avevano pensato, non osavano. Chi provoca gli animi è un uomo buono, da preservare. Anche perché sa vedere là dove gli altri non vedono ancora. Ce se ne accorge quasi sempre troppo tardi.

L’uomo buono, qual era padre Callisto, raggiunge il massimo livello di sapienza quando si dona al prossimo. Quando vive per la comunità. E lo fa con dovizia, perché il suo destino non può essere altro. Ma l’uomo buono sa che la sua bontà può davvero essere utile ai propri fratelli nel momento in cui raggiunge coloro che gli stessi fratelli non sanno o non vogliono guardare. Da qui la presenza di padre Callisto nelle periferie della vita; da qui la volontà di porsi interlocutore presente anche per chi non avvertiva la presenza dell’altro e dell’Alto. Per porre domande, più che dare risposte. La sapienza del buono, l’abbiamo detto, consiste anche nel metodo e nella ricerca, e ascoltare l’altro implica conoscenza e disponibilità. Comporta metodo, appunto.

Dicevamo all’inizio lo strano destino dell’uomo buono, ‘costretto’ a restare nei ricordi ‘solo’ per le sue opere di bontà. E però, a pensarci bene, queste ultime non sono forse la miglior sintesi, la miglior strada che indica un senso vero al nostro vivere? Un senso che nel dono si fa memoria. Questa, noi crediamo, è l’eredità di padre Callisto.