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Rassegna stampa

Libertà di parola anche per il presidente - 18 agosto 2014

Libertà di parola anche per il presidente

(Beat Allenbach - Corriere del Ticino del 18 agosto2014)

Il discorso del 1. agosto del presidente del Governo ticinese, Manuele Bertoli, ha suscitato non solo il consenso di una parte della popolazione, ma anche delle aspre critiche, su Facebook addirittura degli attacchi insolenti. Le contestazioni rozze sono state condannate dal Corriere del Ticino nel commento di prima pagina di martedì 4 agosto. Tuttavia il commentatore ha criticato, in tono corretto, il contenuto del discorso pronunciato a Locarno. Il suo dissenso è stato provocato dal fatto che Bertoli in qualità di presidente del Consiglio di Stato abbia criticato il voto popolare contro l’edificazione di minareti in Svizzera e abbia auspicato, dopo il 9 febbraio, una nuova consultazione sui rapporti della Svizzera con l’Unione europea. Penso che il commentatore abbia biasimato a torto il presidente del Governo, poiché non era un discorso da ex presidente del Partito socialista: Bertoli ha detto unicamente quello che pensano tante persona di cultura liberale.

Un politico, anche un consigliere di Stato, perfino un presidente di governo, ha il diritto di dire quello che pensa. Non sarebbe dannoso se un politico nascondesse la sua opinione dietro vacue formule per opportunismo e la volontà di dispiacere a nessuno? Certo, non deve esprimere le sue convinzioni in modo offensivo, o come l’unica verità. Ma non mi risulta che Bertoli si sia sbagliato di tono. Evidentemente, i politici e i cittadini e le cittadine devono rispettare la volontà del popolo, ma una decisione del popolo non è per sé saggia e al di sopra di ogni valutazione. Accettando il verdetto popolare, si può comunque avere un’altra opinione e quindi esprimerla.

Questo vale pure per il risultato dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa dell’UDC che in Ticino è stata accettata a grande maggioranza, mentre a livello svizzero l’esito era sul filo del rasoio. Gli iniziativisti hanno fatto credere che un sì non fosse un forte ostacolo agli accordi bilaterali con l’UE, mentre chi diceva che il sì era inconciliabile con la libera circolazione delle persone e quindi con gli accordi bilaterali non veniva creduto da una grande fetta della popolazione poiché essa considerava non credibile l’economia, le autorità e i partiti avversari. In queste circostanze, una votazione esplicitamente sui rapporti con l’UE sarebbe un voto chiarificatore, l’aveva suggerito pure il presidente della Confederazione, Didier Burkhalter.

Il commentatore dice inoltre che né la sinistra, né la destra siano senza colpa per l’evoluzione negativa del linguaggio e dello stile politico. Posso concordare che la sinistra non è senza pecche, mi ricordo di due casi clamorosi che hanno suscitato dure critiche da parte del mondo politico e di cittadini, affermazioni che furono contestate anche da una parte dei socialisti. Tuttavia sarà difficile contestare che la Lega, e in parte anche l’UDC (vedi frontalieri), abbiano utilizzato come strumento politico il dileggio e la diffamazione degli oppositori politici e delle persone che esprimevano il loro dissenso al loro stile e ai loro progetti. Mi sembra quindi riduttivo dal commentatore del CdT di non ammettere che la principale responsabilità del degrado del clima politico sia della Lega e, un po’ meno, dell’UDC. Il loro modo di fare un domenicale e la politica, 24 anni fa era nuovo, allora suscitava curiosità, in molti seguivano il domenicale con sorpresa divertita. Quando iniziarono i dibatti in TV e in radio con il defunto Giuliano Bignasca, il tasso d’ascolto saliva, i giornali riportavano poi docilmente ogni picconata del presidente della Lega. Registrando diligentemente le mosse e le provocazioni della lega aiutava a farla conoscere e a farla votare. Una certa corresponsabilità per il degrado del discorso politico pesa dunque anche sui media.

In questo contesto è illuminante quello che mi ha detto recentemente un granconsigliere influente di un partito borghese: «Molti sono stufi del comportamento volgare della Lega e della sua politica poco seria». Poi aggiungeva che si preferisce criticare la Lega sottovoce, poiché non si voleva rischiare di essere messo settimanalmente alla gogna sul «Mattino della domenica».