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Rassegna stampa

Giù la maschera - 4 agosto 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 4 agosto 2014)

Su la maschera e giù insulti. La vigliaccheria corre sul filo di Facebook e della Rete, vomitando aggressività, sicura di farla quasi sempre franca. Colpire e poi sparire nell’anonimato.

Nel mirino, questa volta, è finito il presidente del governo ticinese, Manuele Bertoli, che, in occasione del Primo d’agosto, ha detto ufficialmente la sua a Locarno. Ha detto cosa?

Che, secondo lui, sulla questione dei bilaterali e della libera circolazione sarebbe auspicabile tornare alle urne. Ipotesi, d’altronde, sempre nell’aria, visto che Berna, nel rispetto della volontà del Sovrano, sta lavorando di immaginazione e diplomazia per negoziare un nuovo ponte con Bruxelles, che continua invece a negarsi e a difendere quello che considera pilastro fondante del mercato unico senza alcuno sconto.

Con Bertoli si può essere d’accordo, o si può non esserlo. O, ancora, si può ascoltare mettendosi in stand-by in attesa che tutte le carte della partita europea vengano rimesse sul tavolo per capire il nuovo gioco e scegliere la strategia migliore.

Ma, in un Paese libero e democratico, non si può insultare e dire a chi legittimamente usa la libertà di espressione, che è uno dei più alti valori della nostra democrazia, di togliersi di mezzo, peggio di suicidarsi, attizzando al contempo odio e violenza. Senza nemmeno metter fuori la faccia. Questo significa oltrepassare un limite e, soprattutto, negare l’essenza stessa della Svizzera che festeggiamo proprio davanti ai falò, mentre in mezzo mondo, fin sulle sponde del Mediterraneo, a cantare sono purtroppo le armi.

Rendiamocene conto e diciamo no ai vigliacchi. Non ci scalfiscono, non scalfiscono certamente Manuele Bertoli, ma noi siamo convinti che occorra comunque togliere loro la maschera.

Chi c’è dietro tanta bassezza imbevuta di codardia? Fuori nome e cognome. La via legale permette di saperlo. Il presidente del governo deve procedere con decisione su questa strada. Non per tutelare se stesso: lui, a ragione, guarda il tutto dall’alto al basso, la cosa non lo tocca, ma lo deve fare per tutelare l’istituzione che rappresenta. E anche i funzionari, i militanti politici magari meno in vista e magari meno scafati di lui, i semplici cittadini, i deboli, le persone che vengono di tanto in tanto messe alla gogna elettronica, dileggiate, offese. Persone indifese davanti ai fantasmi della Rete.

Le vipere sputano il loro veleno dietro un nickname e poi si rintanano: vanno stanate, statuendo un esempio che apra la pista. Detto altrimenti: chi tira il sasso deve finalmente sapere che non può più nascondere il braccio e tanto meno il volto e le sue generalità.

Se poi esistono anche gli estremi, Codice penale e Codice civile valgono anche per le piazze virtuali e i loro frequentatori incapaci di discutere civilmente. Che si scomodi pure Marc Zuckerberg, come vuole fare da Berna la Commissione federale contro il razzismo. Noi siamo certi che per far pulizia sulla soglia di casa gli strumenti giuridici ci siano già. Forza Presidente Bertoli, vada sino in fondo.