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Rassegna stampa

Mattino taroccato e innocente - 31 luglio 2014

Red (La Regione, 31 luglio 2014)

Il Tribunale d’appello conferma: non luogo a procedere per ingiuria

Se la cosa non disturba quando stampata nell’originale, men che meno può disturbare se finisce nel ‘taroccato’, nel finto ‘Mattino’. È questa in buona sintesi la motivazione della Corte dei reclami penali del Tribunale d’appello che lunedì scorso ha respinto il reclamo della famiglia Brico e, conseguentemente, confermato il non luogo a procedere contro i cinque responsabili della pubblicazione satirica (fra cui Paolo Bernasconi) edita in facsimile del foglio leghista pubblicata il 9 ottobre 2011. I proprietari del noto negozio non avevano gradito di finire – sul falso ‘Mattino’ – nella stessa pagina dove si ringraziavano gli inserzionisti per contribuire alla sopravvivenza del domenicale. O meglio, le inserzioniste perché mentre nella parte superiore della pagina figurava la famiglia Ferrecchi (proprietaria della Brico), in quella inferiore facevano bella mostra di loro diciassette ‘signorine’ in posizioni inequivocabili. Da qui la querela della famiglia in questione per calunnia, ingiuria e infrazione alla legge federale sulla concorrenza sleale. Denuncia caduta con un decreto d’abbandono sancito nel gennaio scorso dal procuratore pubblico Andrea Pagani e confermato ora anche dal Tribunale penale che ha respinto il reclamo. Il falso ‘Mattino’, aveva sostenuto il procuratore pubblico, è una caricatura tesa a lanciare un messaggio condivisibile o meno “ma in ogni caso di natura meramente politica”. Dunque si confermavano le prime motivazione per il non luogo a procedere. Da qui il reclamo della famiglia Ferrecchi. Respinto lunedì scorso perché, come detto, la pubblicazione taroccata non ha leso l’onore dei querelanti dato che questi ultimi non sono stati dipinti come persone da disprezzare, men che meno disoneste o peggio spregevoli. Il fatto che appaiono nella medesima pagina dove si riportano anche le foto di presunte prostitute non permette comunque di accostare i proprietari della Brico – nota azienda ticinese, osserva la Corte del Ta – con l’attività del sesso a pagamento. Se non altro perché la famiglia in questione è elegantemente vestita, mentre le signorine sottostanti presentano una mise, come dire, minimal. Insomma, non si constata né calunnia, né ingiuria.